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Il MISE apre il bando per i voucher alle PMI che innovano nel digitale: 100ML

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 20 ottobre 2017

 

Non si tratta più di capire quanto conti la digitalizzazione per le piccole e medie aziende: questa domanda, infatti, è già andata in cantiere da un po’. Ciò che conta, adesso, è adeguarsi velocemente alle imprese europee e non che animano i mercati internazionali e che – in quanto a digitalizzazione – sono già molto avanti rispetto alle nostre. Ed essendo tanto il terreno da recuperare, questo è il momento giusto per farlo: il MISE (Ministero per lo Sviluppo Economico) pare averlo capito, considerando l’apertura del bando per i voucher da consegnare alle PMI che hanno in programma la digitalizzazione. È quindi il caso di approfondire questo aspetto insieme agli altri più importanti, relativi alla new mission delle PMI italiane.

MISE: al via il bando per la digitalizzazione delle PMI

Il MISE ha deliberato il lancio di un bando che avrà lo scopo di favorire la digitalizzazione delle PMI italiane: si potrà contare su un totale di 100 milioni di euro (attualmente 67,5 più un’ulteriore iniezione di 32,5 milioni entro la fine dell’anno) forniti dal PON (Programma Operativo Nazionale). I suddetti milioni verranno messi a disposizione delle piccole e medie aziende vincitrici del bando sotto forma di voucher per un valore massimo di 10.000 euro per PMI. «Con congruo anticipo – fa sapere il Ministero – saranno rese note le modalità di presentazione e forniti i moduli da utilizzare».

Lo sfruttamento dei suddetti voucher sarà evidentemente limitato a tutte le spese legate alla digitalizzazione dell’impresa, inclusi ad esempio l’acquisto di software o di materiale hardwarei corsi formativi e il canone per la connessione Internet. Su questo punto la digitalizzazione sta facendo passi da gigante soprattutto grazie a compagnie private come Vodafone che stanno investendo per estendere l’ADSL in fibra ottica sul territorio, per permettere a tutti, imprese e cittadini, di avere una connessione di ottima qualità. Infatti la “conditio sine qua non” della digitalizzazione è appunto una ottima connessione alla rete.

Digitalizzazione aziendale: i vantaggi per le PMI

La digitalizzazione delle aziende è supportata da piani come “Industria 4.0”, in uno scenario in cui anche le PMI si trovare ad affrontare mercati sempre più spesso correlati al digitale. Dunque la digitalizzazione consentirebbe innanzitutto di avere finalmente accesso a un mercato legato a doppio filo alla potenza di connessione, e alle opportunità di sfruttare tutti i vantaggi commerciali legati alla rete, come ad esempio quelli offerti dall’eCommerce. Inoltre, digitalizzazione significa anche efficientamento delle catene di produzione e della gestione delle logistiche interne, che toccano aspetti come la gestione del magazzino, della fatturazione e delle spedizioni tramite software appositi.

Digitalizzazione delle PA: il piano triennale

Non solo aziende: il Governo si sta muovendo in modo piuttosto deciso anche per digitalizzare le Pubbliche Amministrazioni, così da permettere una gestione amministrativa più snella delle pratiche e ovviamente un accesso facilitato da parte dei cittadini. Il piano per la digitalizzazione delle PA, che avrà una durata triennale, verrà inquadrato all’interno di quella grande mole di iniziative volte alla digitalizzazione di tutte le Pubbliche Amministrazioni a più livelli, con un investimento complessivo di circa 4,6 miliardi di euro. Fra le altre cose, il piano prevede anche uno standard digitale che renderà compatibili tutte le piattaforme della PA, così da snellire ancor di più uno dei settori a oggi ancora legati a lente burocrazie.

COLLEGATI AL SITO E SCOPRI COME: http://www.voucher-digitalizzazione.it/

Fonte: https://www.digital4.biz

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Fattura elettronica cosa è necessario fare da parte degli attori del sistema.

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 16 ottobre 2017

 

La fatturazione elettronica cerca il decollo, ma bisogna interrogarsi sul perché un operatore economico deve scegliere questa procedura di certificazione dei corrispettivi. Inoltre bisogna domandarsi perché gli incentivi previsti dall’attuale normativa non sembrano essere di per sé idonei a fare da volano per l’implementazione delle relative procedure informatiche. Infine bisogna interrogarsi su cosa si dovrebbe ancora fare, sul piano normativo o interpretativo per rendere veramente attrattiva la dematerializzazione dello specifico processo. Sotto questo profilo è necessario identificare quali scelte ovvero quali comportamenti devono tenere i vari attori del sistema nazionale a partire dal legislatore e dalla amministrazione finanziaria fino ad arrivare alle associazioni di categorie, ai professionisti e alle imprese.

Perché un’impresa dovrebbe passare alla fattura elettronica, trasmettendo la stessa tramite il sistema di interscambio dell’agenzia delle Entrate (Sdi)? La risposta la troviamo nel fatto che una tale scelta porterebbe dei benefici nell’integrazione dei processi informatici tra fornitore e cliente, potendo finalmente condividere un modello e un formato comune; inoltre, in particolare con riferimento alla fattura passiva, si riducono gli errori di contabilizzazione e di trasmissione dei dati; se si passa poi dallo SdI si evitano problemi di conservazione dei documenti perché è direttamente il sistema che trattiene e conserva i dati delle fatture; infine si avrebbe una perfetta tracciabilità della fattura dalla sua emissione alla sua conservazione con benefici per la dimostrazione della autenticità dell’origine, l’integrità del contenuto del documento emesso, trasmesso, ricevuto e conservato, con effetti diretti anche sui pagamenti ovvero sull’applicazione degli interessi di mora. L’adozione della fattura elettronica presenta concreti vantaggi anche per lo Stato e per l’agenzia delle Entrate consentendo tra l’altro una maggiore tempestività nel riceve le informazioni e nel processarle. In questo senso la fattura elettronica si coniuga perfettamente con le comunicazioni trimestrali dei dati fatture e delle liquidazioni periodiche Iva.

Perché gli attuali incentivi non sono considerati sufficienti?Innanzitutto i benefici esistenti non sono collegati solo alla fatturazione elettronica, ma si ricollegano all’opzione che il contribuente può operare ai fini della trasmissione dei dati di fatturazione; inoltre quelli previsti non sono considerati effettivamente fruibili. In effetti, ad esempio, la riduzione di ben 2 anni dei termini di accertamento è collegata a un obbligo di pagamento tracciabile anche per somme irrisorie (30 euro) poco conciliabile con l’attuale sistema dei pagamenti. Infine gli incentivi economici per l’implementazione dei processi di fatturazione elettronica nelle Pmi sono troppo esigui. 

Allora cosa è ancora necessario fare da parte degli attori del sistema? Innanzitutto l’amministrazione finanziaria dovrebbe riprendere il Dm 4 agosto 2016 e disporre che la tracciabilità dei pagamenti, ai fini di rendere effettivo il beneficio della riduzione dei termini di accertamento, è necessaria sempre quando il pagamento è superiore ai limiti imposti per l’utilizzo del contante (attualmente 3mila euro). Questa regola sarebbe utile a stimolare l’opzione, aiuterebbe anche l’utilizzo alla fattura elettronica e non risulterebbe incompatibile con la previsione del Dlgs 127/2015. 

Inoltre, bisognerebbe prevedere che, almeno per i soggetti obbligati, i dati inviati allo Sdi siano acquisiti e conservati direttamente dall’agenzia delle Entrate anche in assenza di opzione. Questo stimolerebbe tutti coloro che hanno rapporti con la Pa e stimolerebbe la stessa Pa ad adottare la fattura elettronica anche nel ciclo attivo. Il legislatore dovrebbe riscrivere le misure relative agli incentivi economici diretti alle Pmi per l’implementazione dei processi di dematerializzazione e dovrebbe considerare, in modo concreto, l’opportunità di rendere obbligatoria (in modo graduale) la fattura elettronica. Per le associazioni di categoria e per i professionisti il compito è di favorire la dematerializzazione dei processi fornendo soluzioni ai propri associati e ai propri clienti. In effetti, questo sforzo avrebbe non pochi effetti positivi nell’attività che attualmente questi enti e soggetti svolgono per i propri assistiti. 

Infine le imprese e i contribuenti in genere dovrebbero sfruttare al meglio le possibilità che derivano dall’utilizzo della tecnologia e dovrebbero fare degli sforzi concreti non solo per adottare la fattura elettronica, ma anche per gestire in modo automatico l’intero ciclo attivo e passivo di fatturazione

Fonte: Il sole 24 ORE

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Fatturazione elettronica: tutto ciò che è obbligatorio sapere.

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 25 agosto 2017

QUALI SONO I BENEFICI DELLA FATTURAZIONE ELETTRONICA?
I benefici della Fatturazione elettronica – tra imprese e verso la PA – e, più in generale, quelli della Digitalizzazione di tutti i processi di relazione con clienti e/o fornitori, emergono evidenti dalle ricerche dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e eCommerce B2B della School of Management del Politecnico di Milano.

Il beneficio ottenibile passando da un processo tradizionale basato su carta alla Fatturazione elettronica, per organizzazioni che producono/ricevono un volume di Fatture superiore alle 3.000 Fatture/anno, si assesta tra i 7,5 e gli 11,5 euro a fattura. Questo beneficio deriva in larga parte da risparmi legati alla riduzione dell’impiego di manodopera per (i) attività di stampa e imbustamento; (ii) gestione della relazione con il cliente (tempi dedicati a capire se la Fattura è effettivamente arrivata, se è stata presa in carico, se e quando verrà pagata ecc.) e (iii) gestione della conservazione, che introduce risparmi legati all’eliminazione dei costi di gestione dell’archivio cartaceo.

Traslando questa stima anche su chi gestisce un numero inferiore di Fatture/anno, guardando alle sole componenti fondamentali legate al “fare la Fattura” – Composizione, Stampa e Consegna della Fattura al cliente, senza guardare alla Conservazione – è comunque possibile identificare tre diversi scenari di gestione della “Fatturazione Attiva”: spedita via posta cartacea; su carta e consegnata a mano; file allegato a una email o PEC. Per ciascuno di questi scenari, il costo del processo tradizionale (comprensivo della manodopoera dedicata all’attività) per la produzione di una Fattura si aggira in questi range:

 
  • Fattura spedita a mezzo posta – tra 2,9 e 3,7 €/Fattura;
  • Fattura consegna a mano – tra 2,6 e 3,5 €/Fattura;
  • Fattura inviata tramite posta elettronica (email o PEC) – tra 1,8 e 2,4 €/Fattura.

Fare Fatturazione Elettronica comporta un sostanziale ripensamento delle logiche di gestione della Fatturazione Attiva. Sempre con riferimento alle sole attività legate al “fare la Fattura”, ai tre scenari precedentemente presi in considerazione ne possono subentrare altri 3, il cui costo diretto per il fornitore è rispettivamente pari a:

  • Upload di un documento (o pacchetto di documenti) su Web da cui si genera XML FatturaPA – tra 0,9 e 1,2 €/Fattura;
  • Data Entry su form Web – tra 1,3 e 1,7 €/Fattura;
  • Generazione XML FatturaPA direttamente da gestionale e invio a Sistema di Interscambio tramite PEC – tra 1,4 e 1,8 €/Fattura.

Senza considerare la Conservazione, quindi, la Fatturazione elettronica si dimostra mediamente conveniente rispetto ai modelli di Fatturazione “tradizionali” anche per le realtà più piccole. Diventa poi sostanziale – ovviamente – saper comparare questi risparmi con il costo della soluzione adottata. Generalizzando ulteriormente queste analisi e provando a trasferirle sull’intero Sistema Paese, la stima del beneficio complessivo legato, per esempio, all’obbligo di Fatturazione elettronica verso la PA, ammonta (a regime) a circa 1 miliardo e 500 milioni di euro all’anno: 1 miliardo lato PA e il resto risparmiato dalle imprese che ne sono i fornitori. 

Intendiamoci: questi risparmi sono credibili e ottenibili concretamente qualora i processi di gestione accompagnino la Fattura Elettronica in digitale dal momento della sua emissione fino alla sua conservazione, comprendendo per esempio i workflow autorizzativi e le riconciliazioni automatiche con i dati già presenti a sistema di ordini o bolle entrate merci. Esempi di processi degeneri in parte in digitale e in parte analogici e su carta sono storture che non porteranno mai i benefici descritti e rischiano di rappresentare invece un costo di gestione persino superiore a quello tradizionale del solo cartaceo.

QUAL’E’ IL VERO VALORE DELLA FATTURAZIONE ELETTRONICA?
Restando nell’ottica del Sistema Paese, l’estensione dei principi ispiratori della Fatturazione elettronica a tutti i documenti del Ciclo dell’Ordine, sempre nelle relazioni tra imprese e PA, porta a stimare un risparmio conseguibile di 6,5 miliardi di euro/anno. Un valore che, per magnitudo, comincia ad avvicinarsi a quelli che si cercano di recuperare attraverso le leggi di stabilità. E l’ipotesi – forse avveniristica ma non certo impraticabile – di estendere questo modello a tutte le relazioni commerciali del nostro Paese, non solo verso la PA ma anche – anzi, soprattutto! – tra imprese, consente di inquadrare un beneficio raggiungibile misurabile in circa 60 miliardi di euro/anno. Ben lungi dall’essere un immediato flusso di cassa a disposizione di cittadini, imprese o PA, questo valore rappresenta però molto bene, valorizzandola in €, la somma dei costi per materiali, spazi e manodopera oggi impegnata in attività ormai a scarsissimo valore aggiunto: è dunque una misura (in €) del potenziale recupero di competitività per l’intero Sistema Paese, se si adottassero gli strumenti digitali a supporto delle relazioni B2b.

Il vero valore della Fatturazione elettronica non è quello di poter inviare Fatture senza passare dalla posta cartacea e dal postino, bensì quello di stimolare le imprese a emettere, ricevere e gestire documenti transazionali di business in formato elettronico elaborabile. Il “clamore” sulla Fatturazione elettronica è legato alla forte attenzione che ricade sul documento Fattura, in quanto:

  • è un documento cardine nelle relazioni verso i partner di business;
  • apre la porta al pagamento;
  • ha valore fiscale;
  • è usabile per ottenere finanziamenti;
  • ha importante valore giuridico.

Tuttavia, è altrettanto vero che non di sole Fatture si compone la relazione commerciale con i propri clienti o fornitori: ci sono gli Ordini, le Conferme d’Ordine, gli Avvisi di Spedizione, i Documenti di Trasporto, le prove di avvenuta consegna, gli avvisi di ricezione merci, le bolle entrata merci o gli stati avanzamento lavori, ecc. Ciascuno di questi documenti può essere concretamente (cioè con la giusta tecnologia e nel rispetto delle norme vigenti) gestito con le stesse logiche con cui si affronta la Fatturazione Elettronica: in formato elaborabile e, ove richiesto, adottando la conservazione digitale a norma. E ancora di più: un approccio corretto alla digitalizzazione dell’intero ciclo Ordine-Pagamento non dovrebbe limitarsi alla sola Fattura ma dovrebbe mirare a ricucire l’intero processo, dalla digitalizzazione degli Ordini per arrivare fino al Pagamento.

Il vero valore della Fatturazione Elettronica sta quindi nel creare cultura digitale, abituando le imprese del nostro Paese – storicamente lente, poco convinte nella digitalizzazione delle relazioni B2b e nel passato frenate da un quadro normativo “innamorato” del cartaceo – a gestire documenti in ingresso o in uscita in formato elettronico elaborabile (si veda anche questo articolo “Imprese digitali, la e-fattura è solo il primo passo“). In quest’ottica, proprio la Fatturazione Elettronica verso la PA può rappresentare un ottimo “innesco”, in quanto è già stata praticata da oltre 750.000 fornitori: un insieme fortemente eterogeneo per area geografica di provenienza, settore di riferimento e dimensioni (grandi, medie, piccole e piccolissime imprese). E se di “innesco” si tratta, questo può impattare sia sul Ciclo Attivo (nelle relazioni verso i clienti), sia sul Ciclo Passivo (nelle relazioni verso i fornitori).

 

CONVIENE AFFRONTARE ORA LA FATTURAZIONE ELETTRONICA O E’ MEGLIO ASPETTARE?
Tra i diversi modelli con cui “fare Fatturazione elettronica” – e poi aggredire l’intero ciclo dell’Ordine – c’è solo l’imbarazzo della scelta. La domanda corretta da porsi, pertanto, non è: “qual è la soluzione giusta per me?”, ma piuttosto “quale soluzione mi consente di partire prima?” (magari proprio l’XML PA, se l’impresa fattura già al settore pubblico: alcune imprese – per esempio, Enel, Ferservizi, Telecom Italia – si sono già mosse proprio in questa direzione).

Ciò che conta, infatti, è “partire”, non identificare la soluzione perfetta. In primo luogo perché la soluzione perfetta, quasi per definizione, non esiste. In secondo luogo perché una soluzione imperfetta è comunque nettamente migliorativa rispetto a quanto si è soliti fare “con la carta” o con modelli che prevedono la gestione di informazioni non strutturate. Infine, è sostanziale e urgente affrontare quanto prima il passaggio dalle Fatture analogiche, ancora molto diffuse in Italia, alle Fatture elettroniche in formato elaborabile, sia lato Attivo sia Passivo: una volta superato questo primo passo, eventuali adattamenti a formati diversi – ma sempre digitali! – sono senza dubbio più gestibili di quanto lo sia affrontare lo stesso percorso partendo dal cartaceo e ricorrendo poi alla Conservazione Digitale (è online un vademecum per la Conservazione Digitale in cui sono dettagliati i passi per affrontarla), i costi del processo possono decrescere ulteriormente.

Un altro spunto è quello di non agire sui singoli documenti (la Fattura, il DDT, gli Ordini…) ma affrontare da subito l’intero ciclo Ordine-Pagamento, con la “vision” di digitalizzare la relazione con il maggior numero possibile di clienti e/o fornitori. Solo disponendo di questa prospettiva, infatti, è possibile delineare una roadmap corretta di progetti da mettere a terra, che consente di muoversi inizialmente per piccoli passi e porta poi a far confluire tutti gli sforzi in un approccio innovativo ampio, sistemico e integrato (per maggiori dettagli è disponibile online la piattaforma Digital B2B Transformation).

L’importante è attivarsi, ponendo al centro dell’attenzione non solo i processi interni, ma anche quelli B2B, per aggredire digitalmente i dati in fase di ingresso in azienda e uscita verso i partner di business, e ridurre così l’impatto dei flussi informativi non direttamente elaborabili.

iNebula da molti anni accompagna (e stimola) le Piccole e Medie imprese e la PA attraverso modelli corretti di adozione di processi di digitalizzazione partendo proprio dal dialogo fra PMI e PA che passa anche dalla fatturazione elettronica.

Fonte: AGENDA DIGITALE

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iNebula con Eurotech al CEBIT 2017

> pubblicato in Eventi
> il 28 marzo 2017

 

Per cinque giorni Hannover è stato il centro della galassia ICT internazionale attraverso la rassegna annuale CeBIT, combinazione di tre eventi in uno: fiera, incontri B2B e conferenze.

Il tema conduttore dell’edizione 2017 è stato denominato d!conomy-no limits, volendo così focalizzare la manifestazione sulle sul tema delle illimitate possibilità offerte dalla digitalizzazione.

Il CEBIT è la più grande fiera commerciale del mondo digitale e soluzioni di telecomunicazioni per gli ambienti del lavoro e della casa.  Il CeBIT offre ogni anno una piattaforma internazionale per conoscere le tendenze del mercato e la rete e i nuovi prodotti dal settore. iNebula è stata protagonista di alcuni momenti grazie alla partnership con Eurotech leader nella fornitura di sistemi embedded, piattaforme M2M (Machine-to-Machine) e soluzioni IoT (Internet of Things). La collaborazione è ampiamente legata all’ IOT.

Il CeBIT illustra le principali questioni salienti del business IT globale e, grazie alla struttura espositiva orientata al mercato, è perfettamente calibrato sulle esigenze dei visitatori qualificati.

I partecipanti rappresentano una vasta gamma di prodotti e tecnologie che confermano la varietà del tessuto ICT (3.000 espositori provenienti da 70 paesi).

Il cuore del programma di conferenze è costituito dalle CeBIT Global Conferences, che si terranno su tre palchi e, con più di 200 autorevoli oratori, assicureranno una visione a 360° sul mondo digitale.

Eurotech si contraddistingue per la capacità di consentire ai propri partner la costruzione di installazioni IT flessibili in grado di supportare nuovi servizi a valore aggiunto e applicazioni di monitoraggio delle attività e iNebula vanta il servizio iNebula Connect, una piattaforma distribuita e sicura pensata per comunicare e supportare  “smart object”, raccogliere, archiviare e distribuire i dati in modo intelligente con workload applicativi di elevato valore ed effettuare analisi in tempo reale, garantendo una scalabilità praticamente illimitata e la piena conformità alle normative sulla gestione dei dati. La collaborazione attiva dal 2015 ha già aperto nuove strade per lo sviluppo e la crescita di nuove soluzioni che il mercato sta maturando. 

Esempio di Architettura in cloud nata dalla collaborazione fra iNebula e Eurotech: 

architettura - inebula connect

Maggiori info sul servizio iNebula Connect. 

Interprete di riferimento delle soluzioni IoT nel mercato manufacturing italiano

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 14 marzo 2017

 

Grazie a iNebula Connect, sul mercato dal 2015, la soluzione tutta italiana per governare la complessità dell’IoT, iNebula assicura una piattaforma distribuita e sicura  per supportare “smart object”, raccogliere i dati, archiviarli e distribuirli in modo intelligente. Agli inizi del 2016 iNebula è stata anche la prima azienda a prendere parte attiva al primo progetto italiano riguardante “The Things Network” nato nella città di Milano, l’iniziativa partita da Amsterdam e replicata in diverse città del mondo, con l’obiettivo di creare una rete Open globale dedicata all’Internet of Things. E’ stata così implementata un’infrastruttura di smart city nella città di Milano, installando un gateway nella propria sede, creando un’infrastruttura aperta, partecipata da aziende private, ma anche da cittadini, che ha consentito di mettere in rete oggetti, applicazioni e dati monitorati dalla piattaforma iNebula Connect.

Gartner stima che entro il 2020 vi saranno oltre 20 miliardi di oggetti connessi e osservatori come ABI Research parlano di Internet of Everything, dove ogni aspetto delle nostre vite sarà connesso in rete. Anche in Italia si prevede che la spesa in IoT avrà un tasso di crescita pari al 20% anno su anno, e i settori più attivi risultano essere quelli del manifatturiero, dei trasporti e delle utilities. Grazie alla collaborazione con grandi player e alla continua ricerca in ambito IoT, iNebula implementa progetti e soluzioni per aziende di medie e grandi dimensioni utili a semplificare l’attuale e futura configurazione dei loro sistemi M2M/IoT, garantendo a System Integrator l’adozione di una piattaforma “as a service” su cui basare le loro proposte verticali.

Cantiere Smart

iNebula Connect consente di realizzare applicativi di alto valore, fare real time analytics, con scalabilità “quasi infinita” sui dati raccolti dagli “smart object”. Per un’importante azienda italiana che produce vetrine refrigerate per gelaterie e supermercati, iNebula  ha progettato un sistema IoT raggiunto via cloud su piattaforma iNebula e posizionata in Italia, che raccoglie tutti i dati dalle vetrine stesse, per la gestione del processo di post vendita. Un altro importante progetto è relativo al “Cantiere Smart”, che consiste nella creazione di un sistema IoT in grado di produrre notevoli migliorie nell’ambiente di lavoro “cantiere”, monitorando la posizione e le dotazioni di sicurezza dei vari operatori. L’operatore di cantiere potrà operare sia in ambiente esterno che interno e sotto il livello del suolo, avrà in dotazione apparecchiature speciali che indosserà e sarà dotata di etichette digitali di rilevamento che consentono grazie alla tecnologia LoraWan e alla piattaforma iNebula Connect di monitorare da remoto la presenza/accesso in un’area autorizzata/non autorizzata e un possibile incidente di un operatore per rilevazione della variazione di altezza/orientamento repentino.

Cesare Valenti

Cesare Valenti, Vice President del Gruppo Itway

“Pochi giorni fa si è concluso il kick-off aziendale e le aziende del Gruppo Itway, quali  Business-e, iNebula e 4Science hanno tutte presentato visione e obiettivi, che uniti allo scenario del mercato Digitale in Italia, confermano che il nostro gruppo sta investendo nella giusta direzione” commenta Cesare Valenti, Vice President del Gruppo Itway.  “Growing by Innovation” è il nuovo payoff che esprime i punti chiave della nostra strategia ed indica che solo attraverso un continuo rinnovamento sarà possibile supportare le aziende sui progetti IoT e Industria 4.0. A tale scopo, abbiamo messo in rete, a disposizione assolutamente “free”  la piattaforma iNebula Connect View https://connectview.inebula.it/ che consente la visualizzazione dei dati dei dispositivi connessi a varie reti fra cui The Things Network, SigFox, Lorriot e altre su richiesta certi di poter incentivare la cultura del Digitale e dell’Internet of Things. Vogliamo assicurare il massimo dei servizi a tutte le aziende che stanno abbracciando la Digital Transformation, e gli importanti progetti già implementati in ambito Cloud e IoT, confortano tutti i nostri investimenti”.

INTERNET OF THINGS – L’EVOLUZIONE INNOVATIVA

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 03 febbraio 2017

In Italia si è iniziato a parlare di Industry 4.0 solo da pochi mesi, da quando le proposte di Confindustria Digitale sono state recepite dal Governo e inserite nella legge di stabilità. In effetti, la digitalizzazione della produzione industriale è in corso da anni sia per le grandi industrie sia per le piccole e medie imprese. In particolare, la trasformazione digitale delle PMI manifatturiere è iniziata a fine anni Novanta, con la digitalizzazione dei cataloghi e l’apertura di “vetrine online”, così come sono stati eliminati tecnigrafi e stampe litografiche, sostituiti da strumenti CAD e stampanti laser. Oggi è la volta della digitalizzazione dell’intero processo di business, dal design di prodotto alla logistica, e come per le precedenti evoluzioni, chi non si adegua sarà fuori mercato in breve tempo. Ma c’è anche una novità: il completamento del lungo processo di digitalizzazione iniziato anni fa permette in modo particolare alle PMI di strutturarsi per offrire ai mercati prodotti “custom” in piccola serie. Non prototipi realizzati con stampanti 3D, non piccole serie di prodotti ad alto valore, ma piccole serie di prodotti con qualità e prezzi standard delle grandi serie, fatte su specifiche del cliente.

Si crea quindi un momento di discontinuità e ci chiediamo come faranno le grandi imprese a rispondere a questa nuova minaccia e con quali tecnologie? L’Italia è ricca di PMI con grande capacità di produrre qualità e per queste aziende si tratta di un’occasione unica di crescita, con l’opportunità di poter competere con aziende internazionali. Inoltre, su piccole produzioni di serie, il prezzo è un fattore secondario, mentre più rilevanti sono qualità e contenuto innovativo. Sul tema delle tecnologie richieste serve evidenziare che la “i” di IoT non sta per Internet, ma per Intelligenza. Intelligenza delle cose.

 

INTELLIGENZA DELLE COSE

Ogni anno gli analisti pubblicano decine di report che illustrano come siamo e saremo sempre più circondati da oggetti che producono informazioni e comunicano via Internet, ma quasi nessuno ci offre una descrizione di come saranno fatti questi dispositivi: assomiglieranno a PC? A piccoli robot? Derivazioni di smartphone privi di monitor, ma dotati di un numero maggiore di sensori? Nessuno si sbilancia, perché esistono ed esisteranno sempre più tipologie di oggetti, dai più stupidi ai più intelligenti, che avranno il compito di sostituire alcune attività umane che in un processo produttivo 4.0 diverranno frenetiche, ripetitive e dovranno essere automatizzate il più possibile.

Un esempio: il controllo qualità di una produzione massiva viene fatto a campione su poche unità per migliaia di prodotti realizzati, mentre su piccole serie a elevata qualità il controllo deve essere fatto su ogni singolo prodotto. Riteniamo quindi che l’adozione di sensori, strumenti di misura connessi alla rete e attuatori intelligenti, dovrà entrare massicciamente nelle nostre fabbriche, ma come governare il flusso di dati che arriverà dai tanti oggetti IoT connessi a un impianto industriale? In questi anni sul tema del governo dei dati si sono spese due parole: Big Data.

Purtroppo la questione non è così semplice, perché occorre ricordare un principio matematico fondamentale che deve guidare ogni misurazione: la misura è un’informazione composta da tre parametri: valore, un’incertezza e un unità di misura. Parlando di dati IoT nel Big Data Repository, se sul primo e sul terzo parametro, in genere non vi sono dubbi, quasi mai abbiamo informazioni certe sull’attendibilità, affidabilità, ripetibilità del dato. In sintesi sulla sua qualità. Questo perché i Big Data Repository vengono concepiti per applicare principi di statistica che come è noto sono affidabili solo sui grandi numeri. Ma, se abbiamo bisogno di controllare puntualmente un dato tecnico misurato nel processo produttivo potendolo confrontare con altri per dedurre l’esistenza di un’anomalia, abbiamo assoluta necessità di comprendere l’affidabilità del dato. Per questo non possiamo non prendere in considerazione l’origine del dato, ovvero il sensore IoT, e controllarlo in modo continuativo.

Cosa accade ad esempio se ci accorgiamo che una data serie di sensori produce un valore con un errore superiore alle attese? Possiamo sostituire migliaia di sensori? Come possiamo sapere dove si trovano e chi li sta utilizzando? Quali danni sta producendo l’errore? Con l’approccio “digitale” a questo problema la soluzione è semplice e composta da una serie di requisiti che gli oggetti IoT devono avere, requisiti sinteticamente riportati di seguito.

Il dispositivo deve essere univocamente identificabile.

Il dispositivo stesso deve fornire informazioni sul suo “stato di salute”, ore lavoro, anomalie di funzionamento, condizioni ambientali in cui opera, ecc., al fine di poter “pesare” i dati prodotti e normalizzarli per renderli confrontabili con altri dati.

Il dispositivo deve anche poter ricevere comandi operativi che permettono di attivare test di funzionamento approfondito e fornire gli esiti.

Non solo, deve accettare comandi operativi solo da un sistema identificato.

E ancora, il firmware o software di base deve essere aggiornabile per garantire la correzione di eventuali errori di programmazione o progetto.

Il dispositivo deve essere inoltre in grado di usare tecniche di criptografia sofisticate per evitare che i dati da lui prodotti possano essere manomessi prima di raggiungere il repository.

Il dispositivo, infine, deve utilizzare certificati di sicurezza mediante i quali cripta i dati, si identifica ai sistemi di controllo, ottiene le configurazioni di base.

Se analizziamo gli ultimi due incisi – utilizzo di tecniche criptografiche e impiego di certificati di sicurezza – si evidenzia che la qualità dei dati non è necessariamente compromessa da un evento anomalo e casuale, ma ci possono essere manipolazioni per scopi dolosi. Tutto ciò ci porta a considerare che il Big Data Repository non sia una risposta sufficiente per governare i dati, ma che serva un’applicazione che possa prendersi cura dell’intero processo di produzione dei dati: le “soluzioni verticali”.

LE SOLUZIONI VERTICALI

Un esempio è il sistema antincendio industriale. In questo settore specifico grandi aziende hanno raggiunto notevoli livelli di sofisticazione, con sensoristica molto efficiente, facile da installare, affidabile, con attuatori in grado di attivare contromisure e una centrale di raccolta dati che è in grado di segnalare l’evento a operatori umani. Per contro si tratta di una soluzione chiusa, che fornisce poche informazioni attraverso segnali digitali abbastanza limitati. Ma, se ipotizziamo di dover governare la sicurezza fisica di un grande impianto produttivo, il solo impianto di antincendio non basta.

Dovremo disporre di un sistema di controllo perimetrale per essere allertati se qualcosa o qualcuno cerca di entrare in modo irregolare nel nostro impianto, dovremo disporre di un sistema di videosorveglianza, di controllo accessi, sia per le persone che per IoT e altro ancora. Occorre una visione integrata di tutte le informazioni, pena l’incapacità di governare fenomeni più complessi di un banale falso allarme: se viene segnalato un incendio e il controllo degli allarmi perimetrali non viene sorvegliato, perché il personale è impegnato a verificare l’allarme, qualcuno potrebbe entrare inosservato, come da copione standard di molti film di Hollywood.

LA PIATTAFORMA IOT

L’approccio corretto non è quello di dotarsi di tante soluzioni verticali perfette per affrontare temi specifici, ma affrontare il problema attraverso una “piattaforma IoT”. Una piattaforma IoT è un sistema articolato in grado di governare in modo efficiente, una serie di tematiche, comuni a ogni soluzione verticale e prevede i punti seguenti.

Attivazione dei dispositivi: se il dispositivo è sufficientemente versatile la piattaforma gli fornirà automaticamente le configurazioni iniziali e il software progettato per svolgere determinati compiti.

Connettività sicura dei dispositivi: deve fornire strumenti di base per comunicare in modo sicuro nelle varie modalità che la tecnologia wireless, e non wireless, mette a disposizione. Deve inoltre garantire la facilità di installazione in reti remote, senza la necessità di configurazioni specifiche di apparati di sicurezza. Ove richiesto, deve fornire strumenti di gestione della connettività di backup via 2G e 3G se il collegamento principale viene interrotto.

Monitoraggio dei dispositivi: deve controllare costantemente che i dispositivi siano attivi, raggiungibili e correttamente operativi.

Aggiornamento software dei dispositivi: deve fornire strumenti per aggiornare in modo massivo migliaia di dispositivi in modo automatico senza dover richiedere l’intervento umano per la gestione di eccezioni e anomalie.

Aggiornamento dei certificati di sicurezza: deve fornire strumenti per aggiornare in modo massivo e automatico i certificati utilizzati dai dispositivi per cifrare dati in fase di invio in rete.

Raccolta dati: deve fornire uno strumento di base affinché i dati raccolti da dispositivo vengano ricevuti dalla piattaforma senza rischio di perderli. Ove necessario deve applicare le logiche di decodifica del dato per renderlo intellegibile da ogni applicazione.

Modellizzazione al dato: la piattaforma deve fornire uno strumento di data modelling che permetta a ogni applicazione di accedere a qualsiasi dato indipendentemente dal dispositivo di origine e dal modo con cui il dato è stato rilevato. In pratica assegnando una sorta di indirizzo al dato: timepo:dominio, device, applicazione, metrica, topic.

Correlazione dati: la piattaforma deve fornire strumenti di descrizione di “eventi significativi” che la piattaforma stessa genererà al verificarsi di date condizioni, correlando i dati ricevuti in tempo reale. Gli eventi devono poter produrre nuovi dati, allarmi, messaggi SMS o Twitter, o invio di dati ad altre applicazioni.

Gestione utenze: la piattaforma deve permettere la profilazione di utenti umani e applicativi a cui vengono garantite determinate funzionalità operative sulla piattaforma, device e dati.

Automonitoraggio: la piattaforma deve controllare costantemente lo stato operativo delle sue componenti funzionali e generare eventi in caso di anomalia.

Una motivazione in più per utilizzare una piattaforma IoT è la gestione del dato proveniente da device di bassissimo profilo (Low Power device) collegati mediante reti LPWAN (Low Power Wide Area Network).

I DATI “RAW”

Lo scopo di queste reti e di questi dispositivi è la riduzione dei costi complessivi della raccolta dei dati. Non fanno pertanto uso di reti wireless basate su frequenze licenziate e abbattono i costi degli impianti di alimentazione, poiché utilizzano solo energia proveniente da batterie. Tuttavia, visto che le batterie attuali non hanno una grande capacità, per garantire anni di funzionamento, questi sensori limitano al minimo necessario i messaggi che inviano e minimizzano le dimensioni del messaggio stesso codificando i dati nel modo più efficace possibile.

Sono detti “dati RAW”. Dato che questa codifica non rispecchia alcuno standard, solo l’applicazione che è in grado di decodificare il messaggio inviato sarà in grado di utilizzarlo. Ciò fa venire meno la possibilità di correlare il dato con altri provenienti da altre sorgenti. In altre parole, farebbe venir meno la ragion d’essere della piattaforma. Proprio per questo la piattaforma deve essere programmabile per poter decodificare queste tipologie di dati “RAW” e mettere a disposizione delle applicazioni i dati veri. Dopo questo lungo excursus sulle problematiche legate all’IoT e all’Industry 4.0 non resta che sintetizzare le conseguenze per utenti finali, service provider e system integrator.

COSA FARE

Le imprese dovranno avvalersi di un sytem integrator innovativo che a sua volta dovrà evitare di vedere il cliente come l’utilizzatore finale delle proprie expertise, ma guardare all’anello successivo della catena del valore in una logica che si può definire B2B2C: business to business to consumer. È fondamentale approcciare l’evoluzione innovativa con uno sguardo al reale beneficiario finale. Solo in questo modo si potranno modulare costi, vantaggi, progetti a breve e lungo termine, per permettere alla PMI di essere per molto tempo efficaci sul loro mercato e quindi condividere un risultato positivo e in progressiva crescita.

Uno dei punti fondamentali è ovviamente la scelta della piattaforma. Qui nuovamente occorre abbandonare le logiche di affiliazione a brand storici che sanno certamente comunicare, ma non sono rapidi nell’evolvere tanto quanto deve essere rapido il cliente. Quasi scontato, ma meglio ribadirlo, la piattaforma IoT scelta deve essere “cloud”. Ibrido, privato o pubblico, poco importa. Quello che conta è che deve garantire crescita rapida e costi lineari a vantaggi forniti. Un pensiero anche ai grandi service provider che oggi preferiscono vendere “pacchetti” al posto di vendere “soluzioni”. È evidente il salto generazionale che si sta concretizzando: l’opportunità di far proprie le soluzioni commerciali di chi come iNebula (www.inebula.it) offre una potentissima piattaforma. Ogni immobilismo e semplificazione al contrario sono da considerarsi pericolose.

Fonte: www.technelab.it