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iNebula al Museo Alfa Romeo di Milano per presentare la videoriunione

> pubblicato in Eventi
> il 08 giugno 2016

INEBULA conferma la sua naturale predisposizione per le soluzioni e i servizi di videocomunicazione. Grazie ai suoi partner e alle sue soluzioni vanta un posizionamento di prestigio sul territorio.  

iNebula è sponsor dell’evento: LA MECCANICA DELLE EMOZIONI.

Venerdì 17 giugno ore 14.00 nel prestigioso MUSEO DELL’ALFA ROMEO recentemente ristrutturato e inaugurato nell’estate 2015. L’evento vuole essere un momento di incontro fra le imprese e i business partner per affrontare le sfide del futuro della videoconferenza e della videoriunione. Grazie a dimostrazioni pratiche, casi di successo e visita al Museo animeranno un pomeriggio ricco di emozioni e scoperte.

 

AGENDA

  • 13.30 Registrazione partecipanti
  • 14.00 Alla massima velocità con la videoriunione interattiva: è più veloce la nuova Giulia o la videoconferenza in cloud? Massimo Re Cecconi, AD SI Solutions
  • 14.30 La meccanica delle emozioni – “Test DRIVE” del servizio iNebula Vidio
    Stefano Della Valle, VP Sales & Marketing iNebula Cloud Computing Solutions
  • 15.15 Esplora nuovi orizzonti con la tecnologia Touch – “Test DRIVE” delle soluzioni interattive
    Alberto Riva, Direttore Commerciale Intervideo Srl in collaborazione con Epson Italia
  • 16.00 Domande
  • 16.15 Coffee break ed esposizione strumenti di video collaboration
  • 16.30 – 18.00 Visita al MUSEO ALFA ROMEO di Milano
  • 18.15  Saluti

La partecipazione è gratuita, riservata agli operatori del settore e soggetta a registrazione.
La segreteria si riserva di confermare telefonicamente l’iscrizione.
I posti sono limitati e pertanto si consiglia di effettuare quanto prima la registrazione sul sito SI solutions. 

 
 
 
 

IL RUOLO STRATEGICO DELL’IOT PER LA MOBILITA’

> pubblicato in News
> il 01 giugno 2016

Nelle grandi città il tema della mobilità è e sarà sempre più critico.

Il trasporto urbano, sia di superficie, sia sotterraneo ricopre un ruolo fondamentale per garantire smistamenti all’interno delle principali aree urbane, ma il grande flusso di persone che ogni giorno si muovono dalle aree sub-urbane residenziali verso il centro o verso altre aree sub-urbane industriali è difficilmente gestibile dai servizi di mobilità pubblica.

Questa può sembrare un’affermazioni un po’ azzardata ma in realtà è semplicemente l’osservazione della realtà:

  • le linee ferroviarie regionali che supportano il traffico di pendolari sono sature e possono solo recuperare in efficienza ma non in capacità di trasporto.
  • quasi impossibile realizzare nuove linee ferroviarie, sia per costi, sia per complessità di progettazione;
  • i progetti di metropolitane leggere non sono mai passate ad una fase operativa per evidente insostenibilità economica.

Il problema è che più ci si allontana dal centro di una città pur rimanendo nell’area interessata dal pendolarismo e più la densità di popolazione diminuisce.

E’ evidente che in queste aree un servizio di trasporto pubblico economicamente vantaggioso e flessibile (ovvero con molte corse giornaliere per linea) come quello urbano non sarà mai economicamente sostenuto solo dalla vendita dei soli titoli di viaggio e la scarsità di attività economiche non rende sostenibile neppure un supporto economico pubblico.

Anche il tentativo di creare dei parcheggi di interscambio è sostanzialmente destinato a soddisfare solo una parte dei pendolari perché se è vero che la distanza in auto si riduce come anche si riduce il costo del viaggio (dato il ridotto costo del parcheggio in abbonamento), è anche vero che il viaggio è spesso meno comodo e può durare di più.

D’altra parte se si vive fuori città è impossibile non possedere un veicolo per muoversi liberamente oltre i limiti ristretti di una cittadina.

In sintesi quindi è difficile ipotizzare che in futuro ci si sposterà solo con mezzi pubblici lasciando a casa la nostra autovettura.

Tuttavia con più di 60 auto ogni 100 italiani, dato che cresce ovviamente fuori dai grandi centri, la mobilità rischia di collassare.

I problemi che questo dato produce sono due: la grande densità produce una velocità media molto basa e dove parcheggiare questi veicoli per tutta la giornata di lavoro.

La soluzione è chiaramente il car sharing, ma il car sharing ha un grave difetto: è efficacie (ovvero economicamente accettabile per chi usufruisce del servizio e remunerativo per chi lo gestisce) se l’auto viene utilizzata più volte nell’arco della giornata. In caso contrario è evidente che il modello economico del servizio diviene più simile a quello di un autonoleggio che non ha costi accettabili per i pendolari.

Questo problema rende molto difficile l’estensione del car sharing nelle aree sub-urbane meno densamente popolate, ovvero dove un’auto rischia di rimane inutilizzata per ore o addirittura giorni.

In questo scenario entra tuttavia un nuovo soggetto: l’automobile che guida autonomamente. Goggle, Tesla, Mercedes e altre case automobilistiche sono già pronte a mettere sul mercato delle e-car che promettono di semplificarci la vita.

Ma quello che a molti sfugge è che le e-car sono forse la sola possibilità per creare un servizio sostenibile di mobilità pubblica in aree metropolitane estese: se l’auto, guidata da un cliente in una zona sub-urbana, fosse in grado di ritornare da sola in una area più densamente popolata, per il gestore del servizio si azzererebbero le differenze di costo tra zone urbane ed extraurbane.

Inoltre l’auto potrebbe tornare nuovamente nell’area sub urbana durante la notte, dato che statisticamente ci sarà un cliente in zona nella mattinata seguente.

Questo scenario è tutt’altro che fantascientifico. Tuttavia occorre risolvere ancora un problema: il parcheggio.

Molte city car già in commercio sanno parcheggiare da sole, ma prima di attivare la procedura di parcheggio automatica l’autista ha fatto una operazione solo apparentemente semplice: trovare un posteggio libero.

Certo, le shared car sono sollevate dal pagare il parcheggio a pagamento, ma questo non significa che sia più facile trovare un posto libero negli orari di punta.

L’automobilista urbano adotta una tecnica molto sofisticata: accosta e osserva in attesa di identificare un altro automobilista in procinto di salire sulla sua auto e liberare un posteggio o di uno che è già in auto e sta per partire. Un vero e proprio appostamento che statisticamente garantisce il risultato nel giro di pochi minuti.

Chiaramente questo comportamento non è codificabile in una app da installare su una e-car che dovrebbe essere anche in grado di discutere con un altro autista su chi aveva visto prima il tizio che si è poi infilato in auto ed è partito.

L’unica soluzione fattibile è che una volta arrivati a destinazione noi umani si scenda dalla e-car e lei si diriga con precisione e sicurezza verso un posto auto libero per poi tornare a prenderci quando ci servirà. Una sorta di servizio taxi ma senza autista.

Qui veniamo al ruolo del IoT. Sebbene in futuro è possibile che le e-car saranno in grado di individuare un parcheggio libero autonomamente oggi, non solo per le e-car, è necessario che questa informazione venga “fornita” da una forma di intelligenza esterna: la smart city.

Una delle funzioni più interessanti della smart-city è quella di fornire informazioni su cosa sta avvenendo nella città a tutti i suoi abitanti, umani e non umani.

La gestione del traffico con cartelli dinamici è già una realtà in molte città: in molti casi si realizza in modo pianificato ma ci sono anche casi in cui il traffico viene rilevato da appositi sensori e in base alla informazioni raccolte viene automaticamente modificata la viabilità.

La gestione dei parcheggi è invece molto meno diffusa. Il motivo è semplicemente di tipo tecnologico: il costo della rilevazione dello stato di occupazione di un posteggio in ambito urbano è attualmente molto elevato in rapporto ai benefici.

Eppure i vantaggi sarebbero molteplici:

  • sapere dove è il posteggio libero più vicino, evitando traffico inutile alla ricerca del parcheggio inesistente.
  • pagare il ticket in base al tempo realmente occupato, mediante un’app che autorizza un post pagamento sulla carta di credito
  • sapere dove sono i posteggi occupati che non hanno un ticket valido, permettendo alla polizia locale di intervenire in modo mirato.
  • e molti altri effetti collaterali positivi.

Oggi un sensore per smart parking è in grado di rilevare la presenza dell’auto mediante varie tipologie di segnali. In futuro potrebbe anche identificarla (semplicemente leggendo un tag che auspicabilmente dovrebbe essere incorporato nella targa). Quindi l’automobilista riceverebbe automaticamente l’informazione dell’inizio del conteggio del tempo di occupazione del posto auto.

Il sensore può poi rilevare altre informazioni, come la presenza di acqua o fumo, fornendo informazioni molto preziose per intervenire in largo anticipo sul luogo di un incidente.

Il costo del sensore, considerando il numero di sensori che si dovrebbero installare in una città, è destinato a ridursi in modo rapidissimo ed essere recuperato in breve. Per rendere concreto questo scenario occorre quindi solo poter abbattere il costo della trasmissione delle informazioni.

Questo è il ruolo della tecnologia che prende il nome di “Internet delle cose” e che permette di azzerare i costi di comunicazione tra sensori e internet.

I costi sono veramente bassi: per coprire efficacemente una piccola città basta un investimento di circa 10.000 € per creare una rete privata (o meglio ancora pubblica) per l’IoT composta da cinque a dieci stazioni base.

Ognuna delle stazioni è in grado di supportare fino a 10.000 sensori che comunicheranno a costo zero.

Anche l’installazione dei sensori che normalmente è un costo significativo può ridursi quasi a zero: i sensori sono infatti alimentati da batterie con una durata pluriennale.

Lo smart parking è quindi una possibilità concreta e vantaggiosa che ogni amministrazione pubblica che vuole ottimizzare le entrate derivanti dai parcheggi a pagamento e vuole creare i presupposti per una “shared mobility” anche nei piccoli centri, deve seriamente prendere in considerazione e mettere nei propri programmi di sviluppo.

Ed è solo una delle molteplici possibilità di una smart city che migliora la vita pubblica e privata di ognuno di noi. 

Stefano Della Valle, VP Marketing & Sales iNebula

Hai fatto abbastanza per salvare i tuoi dati dai cyber terroristi?

> pubblicato in News
> il 29 marzo 2016

I tuoi dati sono al sicuro dai cyber terroristi? 
Da Cryptolocker a Cryptowall per arrivare a TeslaCrypt , privati e aziende sono sotto lo scacco di criminali che rubano documenti privati e identità digitali chiedendo di pagare per riavere il materiale sottratto attraverso metodi non convenzionali e poco rintracciabili, come MoneyPak o Bitcoin. Uno dei metodi di persuasione usati dal ransomware è bloccare l’accesso ai dati della vittima cifrandoli con una password complicatissima e poi chiedere soldi per dare alla vittima la password di sblocco.

Chi è stato infettato non ha scelta: se rivuole i propri dati, deve attingere a una copia di backup intatta attraverso ad esempio il nuovo servizio iNebula Safe  Sync oppure pagare la cifra chiesta dai criminali, perché al momento non c’è nessun metodo per scavalcare la cifratura usata da questi malware.

Cos’è il ransomware?

Il ransomware è una delle invenzioni più redditizie del crimine informatico: è un programma ostile che induce la vittima a pagare del denaro ai criminali. E’ una variante di malware installato illegalmente sul tuo computer, senza la tua autorizzazione: è’ possibile infettarsi aprendo un allegato ad una mail piuttosto che navigando normalmente sul web utilizzando browser o plugin aggiornati. Tramite il ransomware, i criminali riescono a bloccare il computer in remoto: a questo punto si apre una finestra popup che richiede il pagamento di una somma di denaro per sbloccarlo. Ricorda che include qualsiasi unità esterne come ad esempio una chiavetta USB possono essere infettate.

Come posso evitare i ransomware?

  •  Assicurati di mantenere aggiornati tutti i software presenti sul computer: Assicurati che l’aggiornamento automatico sia attivato per ottenere tutti gli ultimi aggiornamenti di Windows Update.
  • Non aprire messaggi email spam e non fare clic su collegamenti a siti sospetti.
  • Mantieni aggiornato il tuo antivirus
  • Effettua una scansione periodica del tuo computer


Cosa devo fare se il ransomware è installato sul mio computer?

Per individuare e rimuovere il ransomware e altri malware che potrebbero essere presenti sul computer, esegui una scansione completa del sistema con una soluzione di sicurezza adeguata e aggiornata. Nel peggiore dei casi sarà necessario formattare ma abbiamo alcuni consigli per aiutarti nella sicurezza.


Cosa devo fare per prevenire il furto dei dati e della mia identità digitale? 
Utilizza il servizio iNebula Safe Sync.
La soluzione che mette al sicuro i tuoi dati ed è in grado di recuperarli in caso di:

  • Furti
  • Problemi tecnici (rottura di Server, PC e laptop)
  • Errori umani
  • Eventi naturali (incendi, terremoti, inondazioni)

Il servizio Safe Backup Sync si basa sulla tecnologia Synology compatibile con lo standard OpenStack Swift. Questo servizio adotta una soluzione di cloud ibrido che consente la replica e il backup sia su un NAS in locale (storage locale) sia sul cloud iNebula (Data Center italiani). E’ una soluzione OPEN, ossia può essere utilizzata con i NAS di proprietà del cliente a patto che tali NAS siano compatibili con lo standard OpenStack Swift. Il servizio Safe Backup Sync è affidabile, veloce,sicuro e completamente accessibile via web da qualsiasi tipo di dispositivo (smartphone, tablet e PC desktop). Include nativamente la funzione Sync&Share ideale per la condivisione facile, intuitiva e sicura di progetti o singoli file con colleghi o amici, per la sincronizzazione di diversi dispositivi e la condivisione di dati in rete. In caso di disastro che coinvolga i sistemi del cliente incluso lo storage fornito, iNebula garantisce la fornitura gratuita in 48 ore di un Cloud storage per un immediato disaster recovery dei dati aziendali.

Quando hai effettuato il tuo ultimo backup?

> pubblicato in News
> il 21 aprile 2015

Quando hai effettuato il tuo ultimo backup?

Da Cryptolocker a Cryptowall per arrivare a TeslaCrypt , privati e aziende sono sotto scacco di software che rubano documenti privati chiedono di pagare per riavere il materiale sottratto  attraverso metodi non convenzionali e poco ritracciabili, come MoneyPak o Bitcoin, che rendono pressoché impossibile rintracciare i criminali.

Uno dei metodi di persuasione usati dal ransomware è bloccare l’accesso ai dati della vittima cifrandoli con una password complicatissima e poi chiedere soldi per dare alla vittima la password di sblocco.

Chi è stato infettato non ha scelta: se rivuole i propri dati, deve attingere a una copia di backup intatta attraverso ad esempio il servizio iNebula Safe  oppure pagare la cifra chiesta dai criminali, perché al momento non c’è nessun metodo per scavalcare la cifratura usata da questi malware se non in alcune circostanze.


Cos’è il ransomware?

Il ransomware è una delle invenzioni più redditizie del crimine informatico: è un programma ostile che induce la vittima a pagare del denaro ai criminali.

E’ una variante di malware installato illegalmente sul tuo computer, senza la tua autorizzazione: è’ possibile infettarsi aprendo un allegato ad una mail piuttosto che navigando normalmente sul web utilizzando browser o plugin aggiornati.

Tramite il ransomware, i criminali riescono a bloccare il computer in remoto: a questo punto si apre una finestra popup che richiede il pagamento di una somma di denaro per sbloccarlo.

Ricorda che include qualsiasi unità esterne come ad esempio una chiavetta USB possono essere infettate.


Come posso evitare i ransomware?

  •  Assicurati di mantenere aggiornati tutti i software presenti sul computer: Assicurati che l’aggiornamento automatico sia attivato per ottenere tutti gli ultimi aggiornamenti di Windows Update.
  • Non aprire messaggi email spam e non fare clic su collegamenti a siti sospetti.
  • Mantieni aggiornato il tuo antivirus
  • Effettua una scansione periodica del tuo computer

Cosa devo fare se il ransomware è installato sul mio computer?

Per individuare e rimuovere il ransomware e altri malware che potrebbero essere presenti sul computer, esegui una scansione completa del sistema con una soluzione di sicurezza adeguata e aggiornata.  Utilizza il servizio iNebula Safe per ripristinare il backup aggiornato dei tuo dati non cifrato.

DORMI SONNI TRANQUILLI CON INEBULA SAFE. 

iNebula con C. SP Network per un cloud computing di valore!

> pubblicato in News
> il 14 aprile 2015

IL NETWORK DI AZIENDE PER CREARE VALORE NELLA DISTRIBUZIONE ICT

Abbiamo il piacere di comunicare una nuova business partnership fra iNebula e C.SP. Network.

Grazie a questo accordo si ampliano le sinergie su tutto il territorio italiano.

Saremo a Rimini il 24 e 25 aprile per due giornate di studio condivise al fine di certificare gli associati e aumentare le opportunità di business.

 

 

C. SP. Network