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Quale futuro per la Robotic Process Automation? iNebula risponde con Reco.

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 13 novembre 2017

 

Il mercato legato alla Robotic Process Automation (RPA), ovvero all’automazione robotica dei processi, raggiungerà entro il 2020 il valore di ben 4,98 miliardi di dollari.

Infatti, secondo un’indagine dell’Everest Group, il 28% delle aziende ha già implementato una tecnologia di robotic process automation e il 50% dei dipartimenti e centri IT in-house delle aziende sta già attivamente progettando o implementando esperienze pilota. Oltre il 40% del campione ritiene che la RPA sia una delle migliori tecnologie abilitanti al momento su cui valga davvero la pena investire.

Process Robotic  Automation: di cosa parliamo?

Come definito dall’Istituto per la Process Robotic Automation (IRPA), RPA consente ai dipendenti di una società di configurare un sistema o un “robot” per manipolare dei dati innescando risposte automatiche e comunicando con altri sistemi digitali. La RPA consente, pertanto, alle aziende di beneficiare dell’automazione di  processi e analisi avanzate all’interno dei flussi produttivi a costi contenuti, cosa che non era possibile con i metodi di automazione precedenti.

I software di automazione sono programmati per essere utilizzati all’interno di processi  per il  monitoraggio dei dati per ottenere da un lato un miglioramento nella produttività, dall’altro un’accurata conformità agli standard e alla qualità. L’automazione robotizzata ha modernizzato la  modalità di gestione e supporto dei diversi processi di business e di quelli di workflow e back-office, gestendo il tutto in modo più efficace ed economicamente vantaggioso.

Una recente indagine di Transparency Market stima che il mercato della robotica legato al settore IT si espanderà del 47,1%, raggiungendo la cifra economica di oltre 17 miliardi di dollari entro il 2024. 

Quali i settori interessati?

Le soluzioni RPA possono essere applicate a una vasta gamma di settori: ad esempio nell’automazione dei processi di routine come approvazioni dei mutui nel settore bancario o conferme d’ordine nel settore manifatturiero o di viaggio dove, grazie all’impiego di queste soluzioni, si libera il tempo degli operatori umani. Queste soluzioni possono ridurre drasticamente il tempo necessario per completare le attività, ridurre il numero di errori nelle operazioni e liberare i lavoratori per indirizzarli ad attività diverse e più innovative.

Oggi le aziende in quasi tutti i settori si trovano ad affrontare una serie di sfide legate ai propri processi di business. Una prima criticità è data dalla non interoperabilità e frammentazione dei diversi sistemi di back-end e front-end, fondamentale per l’interazione con i clienti. Velocità e precisione in questi casi sono di vitale importanza e per questo l’automazione non può che portare vantaggi.

Un caso concreto che può fare scuola è quello di un importante gruppo di servizi finanziari in Italia, che aveva una propria società di contact center per fornire business process outsourcing per le organizzazioni finanziarie e assicurative. Le prestazioni quotidiane erogate da parte dei contact center avevano raggiunto la propria capacità massima: 650 mila chiamate mensili gestite da circa 500 operatori, costretti a spendere troppo tempo nelle attività di immissione dati e follow-up. Il gruppo di servizi finanziari è stato in grado di migliorare la qualità, la prevedibilità e la velocità dei propri centri di contatto integrando soluzioni RPA e arrivando a gestire così più di 8.000 segnalazioni al mese, con un 99% di precisione nel prevenire attività di tipo fraudolento e una riduzione del tempo medio di consegna della fase di wrap-up passata dall’82% al 100%.

Quali mercati, in quali Paesi?

Il mercato IT relativo all’automazione robotica è segmentato nell’indagine sulla base di due tipi fondamentali di soluzioni offerte: strumenti e servizi. Il mercato relativo agli strumenti prevede di espandersi a un CAGR(Compound Annual Growth Rate ovvero tasso annuo di crescita composto) più veloce del 51,8% rispetto al segmento dei servizi. I servizi IT di automazione robotica attualmente rappresentano il segmento maggiore, con una quota di oltre il 68% all’interno del mercato internazionale rispetto al 2015.  L’automazione robotizzata è stata prevalentemente adottata in varie aziende del Nord America, facendo di questa regione l’azionista dominante in termini di entrate all’interno del mercato IT globale dell’automazione. Le stime indicano che la regione continuerà ad osservare una crescita significativa nel campo dell’automazione robotica anche nei prossimi anni. In Europa si prevede una crescita sana dal punto di vista della domanda di automazione robotica entro il 2024, considerando anche il fenomeno della digital transformation all’interno del tessuto produttivo.

Nella regione asiatica si stima lo sviluppo di un mercato ad alto potenziale nei prossimi anni: Paesi tecnologicamente avanzati come il Giappone e la Cina sono i maggiori contribuenti in termini di adozione di automazione di processo.

Cambieranno dunque i processi e con questi, grazie all’automazione, anche il lavoro: secondo le previsioni fornite dal World Economic Forum già dal prossimo anno si vedranno “polverizzati” circa 5 milioni di posti di lavoro nelle 15 principali economie del mondo.

L’impiego sempre maggiore di Big Data, intelligenza artificiale e processi di automazione, dunque, modificherà profondamente non solo le aziende e i loro processi, ma anche e soprattutto il modo di lavorare.

Qual’è la risposta di iNebula? 

In tutti i settori le aziende “tradizionali” stanno affrontando o si accingono ad affrontare un percorso di trasformazione digitale. Un percorso che non può però limitarsi semplicemente alla “digitalizzazione” dei processi esistenti e o a portare online il vecchio modello di business. I cambiamenti indotti dal digitale nella società, nei comportamenti d’acquisto, nei modelli competitivi, richiedono alle aziende di ripensare e innovare in maniera sostanziale i propri modelli di business. Digitalizzazione, Automazione, Process Governance sono argomenti che trattiamo da diversi anni e che ci vedono in prima linea per migliorare non solo il lavoro quotidiano ma per migliorare i costi aziendali. iNebula è l’interlocutore più adatto per accompagnarti sulla strada della digitalizzazione attraverso i suoi servizi di Process Governance, Sicurezza e i progetti IOT.

Parliamo ad esempio di  iNebula RECO il servizio in cloud di riconoscimento automatico, gestionale e di trasferimento delle scritture contabili.

iNebula RECO consente ad Aziende, Studi Commercialisti e Associazioni di Categoria di automatizzare il processo di registrazione delle scritture contabili, fatture attive e passive, eliminando la necessità, l’onere e i tempi delle scritture manuali di prima nota.

Il Servizio iNebula RECO si compone di tre fasi:

  1. Conferimento dei documenti da processare e riconoscimento automatico dei campi delle fatture necessari ai fini della dichiarazione IVA;
  2. Interazione con il software gestionale/ERP del Cliente per trasferire i dati elaborati alla contabilità;
  3. (Opzionale) Conservazione a Norma dei documenti processati e costituzione dell’Archivio Digitale;

SCOPRI LE CARATTERISTICHE E I VANTAGGI DEL SERVIZIO 

Fonte: http://www.bitmat.it

 

Velocità e collaborazione il digitale rivoluziona l’ICT

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 07 giugno 2017

La trasformazione digitale dell’ICT arriva finalmente anche in Italia.
iNebula del Gruppo Itway fa parte delle aziende del panorama italiano protagoniste di questa rivoluzione.  

Stefano Della Valle, VP Marketing & Sales risponde alla domanda di AUTOMAZIONE OGGI  sulla compatibilità, integrazione tra sistemi e piattaforme, apertura dei sistemi operativi, sicurezza e protezione delle informazioni… Quali sfide e criticità comporta la trasformazione digitale e come si possono affrontare?

Dopo una prima trasformazione digitale delle aziende manifatturiere, iniziata a fine Anni Novanta (con la digitalizzazione dei cataloghi, l’eliminazione di tecnigrafi e stampe litografiche, sostituiti da strumenti CAD e stampanti laser) oggi è la volta di digitalizzare l’intero processo di business: un’opportunità, per le piccole e medie imprese di cui è ricca l’Italia, di strutturarsi per offrire ai mercati prodotti “custom” in piccola serie e competere con aziende internazionali, non a livello di prezzo ma di qualità e contenuto innovativo. Sul tema delle tecnologie richieste serve evidenziare che la “i” di IoT non sta per Internet, ma per Intelligenza. Intelligenza delle cose.

Per noi di iNebula esistono delle soluzioni e da anni stiamo cercando di portale sul mercato come risposta ai problemi di compatibilità, integrazione fra sistemi e piattaforme, apertura dei sistemi operativi, sicurezza e protezione delle informazioni, sono le soluzioni verticali. Un esempio è il sistema antincendio industriale. In questo settore specifico grandi aziende hanno raggiunto notevoli livelli di sofisticazione, con sensoristica molto efficiente, facile da installare, affidabile, con attuatori in grado di attivare contromisure e una centrale di raccolta dati che è in grado di segnalare l’evento a operatori umani. Per contro si tratta di una soluzione chiusa, che fornisce poche informazioni attraverso segnali digitali abbastanza limitati. Ma, se ipotizziamo di dover governare la sicurezza fisica di un grande impianto produttivo, il solo impianto di antincendio non basta. Dovremo disporre di un sistema di controllo perimetrale per essere allertati se qualcosa o qualcuno cerca di entrare in modo irregolare nel nostro impianto, dovremo disporre di un sistema di videosorveglianza, di controllo accessi, sia per le persone che per IoT e altro ancora.

Occorre una visione integrata di tutte le informazioni, pena l’incapacità di governare fenomeni più complessi di un banale falso allarme: se viene segnalato un incendio e il controllo degli allarmi perimetrali non viene sorvegliato, perché il personale è impegnato a verificare l’allarme, qualcuno potrebbe entrare inosservato, come da copione standard di molti film di Hollywood. L’approccio corretto non è quello di dotarsi di tante soluzioni verticali perfette per affrontare temi specifici, ma affrontare il problema attraverso una “piattaforma IoT”. 
Una piattaforma IoT è un sistema articolato in grado di governare in modo efficiente, una serie di tematiche, comuni a ogni soluzione verticale e che inclusa le seguenti caratteristiche:

·     Attivazione dei dispositivi in modalità versatile

·     Connettività sicura dei dispositivi sia wireless sia non wireless, con installazioni anche nelle reti remote

·     Monitoraggio costante dei dispositivi

·     Aggiornamento automatico e in modo massivo del software dei dispositivi e dei certificati di sicurezza

·     Raccolta puntuale dei dati con integrazione nelle varie piattaforme

·     Strumenti di data modeling per accedere ai dati indipendentemente dal dispositivo di origine

·     Correlazione dei dati per fornire strumenti che descrivano gli “eventi significativi” e producano allarmi, messaggi SMS o twitter

·     Gestione e profilazione di utenti e applicativi a cui vengono garantite determinate funzionalità

·     Automonitoraggio per controllare costantemente lo stato operativo delle sue componenti funzionali

COSA FARE: Le imprese dovranno avvalersi di un sytem integrator innovativo che a sua volta dovrà evitare di vedere il cliente come l’utilizzatore finale delle proprie expertise, ma guardare all’anello successivo della catena del valore in una logica che si può definire B2B2C: business to business to consumer. È fondamentale approcciare l’evoluzione innovativa con uno sguardo al reale beneficiario finale. Solo in questo modo si potranno modulare costi, vantaggi, progetti a breve e lungo termine, per permettere alla PMI di essere per molto tempo efficaci sul loro mercato e quindi condividere un risultato positivo e in progressiva crescita. Uno dei punti fondamentali è ovviamente la scelta della piattaforma. Qui nuovamente occorre abbandonare le logiche di affiliazione a brand storici che sanno certamente comunicare, ma non sono rapidi nell’evolvere tanto quanto deve essere rapido il cliente. Quasi scontato, ma meglio ribadirlo, la piattaforma IoT scelta deve essere “cloud”. Ibrido, privato o pubblico, poco importa. Quello che conta è che deve garantire crescita rapida e costi lineari a vantaggi forniti. Un pensiero anche ai grandi service provider che oggi preferiscono vendere “pacchetti” al posto di vendere “soluzioni”. È evidente il salto generazionale che si sta concretizzando: l’opportunità di far proprie le soluzioni commerciali di chi come iNebula (www.inebula.it) offre una potentissima piattaforma. Ogni immobilismo e semplificazione al contrario sono da considerarsi pericolose.

 

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Fonte: http://automazione-plus.it/rivista/automazione-oggi/

 

Le quattro caratteristiche chiave di un’azienda digitale

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 09 maggio 2017

iNebula è l’interlocutore più adatto per accompagnarti sulla strada della digitalizzazione attraverso i suoi servizi di Process Governance, Sicurezza e i progetti IOT. 

In tutti i settori le aziende “tradizionali” stanno affrontando o si accingono ad affrontare un percorso di trasformazione digitale. Un percorso che non può però limitarsi semplicemente alla “digitalizzazione” dei processi esistenti e o a portare online il vecchio modello di business. I cambiamenti indotti dal digitale nella società, nei comportamenti d’acquisto, nei modelli competitivi, richiedono alle aziende di ripensare e innovare in maniera sostanziale i propri modelli di business. A prescindere dalle specificità settoriali in cui le aziende operano, osservando i leader di questa nuova era industriale emergono alcuni tratti ricorrenti sulle caratteristiche essenziali di un’azienda digitale. 09

1) Centrata sui “dati” (Datacentric)
Operare in un mondo digitale significa produrre e consumare una mole enorme di dati. Diventa quindi fondamentale la capacità di utilizzare questi dati per migliorare, ripensare e innovare il proprio modello di business. Prendiamo il caso di Amazon. L’azienda è passata nel tempo da essere un puro retailer online a una delle più grandi compagnie Big Data al mondo. Questi gli step principali della sua evoluzione:
a) Offrire un catalogo online 10 volte più grande del più grande distributore fisico, al 10% in meno.
b) Creare una community di blogger e acquirenti per valutare i prodotti offerti; i dati generati da questo network “collaborativo”, insieme ai dati di comportamento dell’utente (per esempio: andamento storico degli acquisti; interrogazioni sulla piattaforma; modalità di interazione sul sito) permettono un livello elevatissimo di personalizzazione nel suggerire i prodotti e i bundle di offerta, con il risultato di migliorare in maniera drammatica il cross e up-selling in fase di acquisto.
c) Utilizzare i dati generati dalla piattaforma per offrire il miglior livello di customer care al mondo: in qualunque modo un cliente richieda assistenza (telefono, chat, email …) gli operatori Amazon hanno sempre immediatamente a disposizione tutte le informazioni rilevanti sul cliente e accesso all’enorme knowledge base aziendale, per dare risposte precise e puntuali nonostante l’eterogeneità della propria offerta.
d) Aprire i propri servizi e gli algoritmi di big data alle aziende, attraverso:
AWS, il più grande servizio di cloud computing e storage online al mondo; L’apertura della piattaforma e-commerce ai piccoli distributori, offrendo servizi non solo di logistica ma anche di analisi dei bisogni e dei comportamenti della clientela.

Un esempio di player “tradizionale” che sta scommettendo su questa transizione è Ford. Prima ha utilizzato i modelli di analisi big-data per migliorare la gestione della supply chain, poi per disegnare i nuovi modelli di auto, ora per reinventare il proprio modello di business. Nelle ultime presentazioni agli analisti il top management ha infatti chiaramente delineato un futuro per Ford basato su mobility e connectivity (anche in partnership con player come Amazon).

Avvertenza: la trappola in cui si può cadere è quella di avere troppi dati, investire nelle infrastrutture e nelle tecnologie digitali, per poi affidarsi come sempre all’esperienza “passata” per guidare l’azienda. Un player digitale deve essere capace di prendere decisioni manageriali sulla base delle evidenze mostrate da questi dati, anche quando queste vanno contro il “paradigma” corrente/ accettato e comportano un certo livello di rischio.

2) Il cliente al centro (Customer centric)
Nel mondo digitale il cliente si è abituato ad un nuovo livello di servizio. Tutto, subito, al miglior prezzo. Sempre e ovunque. E per giunta disegnato su misura.
Per competere su questo segmento crescente di clientela – oggi in Italia forse ancora limitato ad alcune aree demografiche e geografiche, ma che a tendere rappresenterà la maggioranza dei consumatori – è necessario concentrarsi sui suoi bisogni e su come offrirgli la migliore esperienza e livello servizio. La logica di prodotto e di prezzo non è più sufficiente, è data per scontata. E questo è vero per tutti i settori e mercati. Alla fine il consumatore è sempre lo stesso individuo, che compri un libro online, un’assicurazione RCA, un viaggio al mare o una nuova lavatrice.

Le grandi aziende del 21° secolo si concentrano quindi in maniera maniacale sul cliente. Amazon, già citata sopra, è un esempio di eccellenza lato customer care. La tanto discussa Uber, senza entrare nel merito delle accese discussioni in corso in tutto il mondo circa il suo modello di business, è comunque senza dubbio una best practice in termini di customer experience. Cosa differenzia infatti Uber dagli altri servizi di taxi o di ncc? La qualità della sua user experience, che si può riassumere in:
a) Velocità: l’app mostra quanti “drivers” sono in zona e dà una stima precisa del tempo di arrivo;  il cliente digitale non vuole perdere tempo.
b) Informazione: il sistema di rating consente all’utente di scegliere l’autista e, una volta richiesto il servizio, di seguire in tempo reale la posizione del veicolo;  il cliente digitale non vuole sorprese.
c) Praticità: pagamenti via account, senza bisogno di ricordarsi di prelevare il contante necessario alla corsa o sperare di poter usare la carta di credito;  il cliente digitale odia pagare alla vecchia maniera. Uber ha preso un servizio tradizionale e lo ha ridisegnato in logica “mobile-first” attorno alle esigenze del cliente, per un’esperienza senza compromessi.

Un esempio di player tradizionale che sta modificando il proprio business model attorno al cliente? Nike. Direttamente dalla voce del Ceo, Mark Parker: «Il digitale ci permette di approfondire la relazione che abbiamo avviato con i consumatori rendendola ancor più su misura rispetto ai loro bisogni». Quel che ne discende è non più solo articoli e negozi sportivi, ma un intero ecosistema digitale (Nike+) costruito intorno all’atleta, rafforzato anche dalla partnership con Apple, che permette a Nike di dialogare e interagire direttamente con il cliente. In molti settori la logica di “prodotto” è ancora dominante. Il cliente è un’entità lontana e spesso poco conosciuta. Per abilitare la transizione verso un modello cliente centrico servono certamente i dati e i modelli di analisi (vedi il punto 1) ma soprattutto uno straordinario shift culturale da parte dell’intera azienda, a partire dal top management fino all’ultimo dipendente.

3) Innovativa
Il livello di innovazione al giorno d’oggi sta vivendo un’accelerazione mai vista, spinta dalle tecnologie digitali. La velocità, unità all’ampiezza e eterogeneità degli ambiti e competenze in cui quest’innovazione avviene rendono ormai insufficiente il vecchio approccio aziendale: con centri di R&D interni, al massimo con qualche collaborazione universitaria. Basta navigare per un po’ su crunchbase, la bibbia online sull’innovazione e le operazioni di Venture Capital per osservare alcuni dati interessanti:
a ) Amazon ha effettuato 4 acquisizioni nel 2016 più 1 nel 2017;
b) Facebook ha effettuato 6 acquisizioni nel 2016;
c) Apple ha effettuato 8 acquisizioni nel 2016 più 1 nel 2017;
d) Google ha effettuato 17 acquisizioni nel 2016 più 1 nel 2017.
Tutti i grandi, non importa quanto sia forte il loro R&D interno, devono comprare innovazione da fuori, che siano tecnologie, brevetti o competenze. È un modello di “open innovation” ben noto nella Silicon Valley, ma che viene sempre più adottato anche in altri ambiti.

Un esempio? I grandi gruppi assicurativi Europei hanno costituito negli ultimi due anni fondi di VC specifici per investire nell’insurtech, le startup a forte contenuto tecnologico e digitale che operano nel mondo assicurativo. Tra questi citiamo Allianz, AXA, Aviva. Ovviamente non è sufficiente acquisire un’azienda per innovare. Il compito più complesso è ancora una volta quella manageriale. Internalizzare mantenendo vivo lo spirito originale che ha spinto l’innovazione, senza che questo venga assorbito e conformato dalla cultura dominante è una sfida complessa. Sfida resa ancora più difficile dai modelli organizzativi tradizionali a silo, che non facilitano certo il dialogo e l’innovazione orizzontale.

3) Innovativa
Il livello di innovazione al giorno d’oggi sta vivendo un’accelerazione mai vista, spinta dalle tecnologie digitali. La velocità, unità all’ampiezza e eterogeneità degli ambiti e competenze in cui quest’innovazione avviene rendono ormai insufficiente il vecchio approccio aziendale: con centri di R&D interni, al massimo con qualche collaborazione universitaria. Basta navigare per un po’ su crunchbase, la bibbia online sull’innovazione e le operazioni di Venture Capital per osservare alcuni dati interessanti:
a ) Amazon ha effettuato 4 acquisizioni nel 2016 più 1 nel 2017;
b) Facebook ha effettuato 6 acquisizioni nel 2016;
c) Apple ha effettuato 8 acquisizioni nel 2016 più 1 nel 2017;
d) Google ha effettuato 17 acquisizioni nel 2016 più 1 nel 2017.
Tutti i grandi, non importa quanto sia forte il loro R&D interno, devono comprare innovazione da fuori, che siano tecnologie, brevetti o competenze. È un modello di “open innovation” ben noto nella Silicon Valley, ma che viene sempre più adottato anche in altri ambiti.

Un esempio? I grandi gruppi assicurativi Europei hanno costituito negli ultimi due anni fondi di VC specifici per investire nell’insurtech, le startup a forte contenuto tecnologico e digitale che operano nel mondo assicurativo. Tra questi citiamo Allianz, AXA, Aviva. Ovviamente non è sufficiente acquisire un’azienda per innovare. Il compito più complesso è ancora una volta quella manageriale. Internalizzare mantenendo vivo lo spirito originale che ha spinto l’innovazione, senza che questo venga assorbito e conformato dalla cultura dominante è una sfida complessa. Sfida resa ancora più difficile dai modelli organizzativi tradizionali a silo, che non facilitano certo il dialogo e l’innovazione orizzontale.

 

Fonte: www.ilsole24ore.com

Maggiori info sui servizi di Process Governance e fatturazione elettronica: iNebula Fattura PA  iNebula Fattura 24

Le imprese italiane utilizzano la e-fattura più della media UE: e tu? vuoi risparmiare?

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 10 aprile 2017

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iNebula propone i servizi Fattura PA e Fattura 24 per la trasformazione digitale di aziende e PA.

Oltre 50 milioni di fatture elettroniche emesse e 900mila imprese in campo per un beneficio stimabile in 1,5 miliardi di risparmi per Pubblica amministrazione e aziende fornitrici. Chi crede che lo scambio telematico dei documenti fiscali abbia un peso relativo nella trasformazione digitale del Paese si sbaglia di grosso. Non è mai abbastanza sufficiente ripetere quanto l’evoluzione 2.0 debba concretizzarsi in un processo organico, mandando definitivamente in soffitta la logica a silos che sul fronte digitale e non solo ci ha fatto accumulare un notevole ritardo competitivo. E la fatturazione elettronica costituisce oggi un innesco strategico della trasformazione digitale di PA e aziende.

La e-fattura nasce da un progetto dell’Agenda digitale italiana che riveste un ruolo significativo nel contesto del monitoraggio e del controllo della spesa pubblica. Le fatture emesse verso la PA nel nostro Paese sono dal 31 marzo 2015 tutte esclusivamente elettroniche per obbligo di legge. Dallo scorso 1° gennaio di quest’anno la possibilità di scambio telematico, che avviene tramite il Sistema di Interscambio gestito dall’Agenzia delle Entrate e sviluppato da Sogei, è stata aperta anche al B2B. In questo caso non c’è un obbligo: l’utilizzo è facoltativo.
Gli ultimi dati forniti dalla società in house rivelano che le imprese che stanno utilizzando la fatturazione elettronica sono oggi circa 900mila e che il sistema di interscambio gestisce un volume di oltre 50 milioni di fatture ricevute e trasmesse. Il Digital Economy and Society Index dell’Unione Europea aggiunge che la percentuale di imprese nostrane che utilizzano la fatturazione elettronica sul totale è del 30%, superiore alla media Ue (18%).   

Secondo i dati dell’ultimo Osservatorio Fatturazione elettronica ed e-commerce B2B del Politecnico di Milano, il beneficio di passare da un processo tradizionale basato su carta alla fatturazione elettronica verso la PA, per aziende che producono e ricevono un volume superiore alle 3mila fatture annue, si assesta tra i 7,5 e gli 11,5 euro per singolo documento. Questo beneficio è la somma dei risparmi legati all’impiego di manodopera per attività di stampa e imbustamento, gestione della relazione con il cliente e conservazione documentale. Ma i vantaggi, spiegano gli esperti del Polimi, sono anche per chi gestisce volumi inferiori. La stima del vantaggio complessivo, che non include gli effetti della e-fattura B2B partita da poco, si attesta sugli 1,5 miliardi, di cui il 66% per il pubblico e la parte restante per il privato.

Aumento della produttività delle imprese, scalabilità delle infrastrutture della PA, monitoraggio della spesa pubblica, riduzione dei tempi di pagamento e contenimento dell’evasione fiscale sono alcuni dei vantaggi derivanti dal decollo della fatturazione elettronica in Italia. Ma bisogna citare anche gli effetti positivi in termini di miglioramento della gestione strategica della macchina burocratica e, allargando un po’ lo sguardo, di maggiore attrattività del Sistema Paese. Non è un caso che la digitalizzazione delle fatture sia uno dei pilastri dell’Agenda digitale italiana. Per spingere i privati ad usare la fattura elettronica il governo ha studiato un particolare sistema incentivante, fatto di crediti d’imposta e di altri strumenti, a tutto vantaggio delle imprese.

«La fatturazione elettronica merita attenzioni serie e continue nel tempo, che devono accompagnarne e stimolarne la diffusione pervasiva in imprese e PA attraverso modelli corretti di adozione, che spazzino via ingarbugliati processi ibridi cartacei-digitali e mirino con continuità alla semplificazione», sottolinea l’esperto di P4I, autore di un vademecum ad hoc su questo tema. «Una soluzione imperfetta è comunque nettamente migliorativa rispetto a quanto si è soliti fare con la carta o con modelli che prevedono la gestione di informazioni non strutturate – conclude Catti – L’importante è attivarsi, ponendo al centro dell’attenzione non solo i processi interni, ma anche quelli B2B, per aggredire digitalmente i dati in fase di ingresso in azienda e uscita verso i partner di business, e ridurre così l’impatto dei flussi informativi non direttamente elaborabili».

Fonte: www.repubblica.it

Maggiori info sui servizi di Process Governance e fatturazione elettronica: iNebula Fattura PA  iNebula Fattura 24

Cyber attacchi: chi è responsabile nell’IOT?

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 03 aprile 2017

Non si può fare Industria 4.0 senza una strategia di Cybersecurity

iNebula vidio light

 

Chi è responsabile nell’IoT in caso di attacchi informatici? Una risposta certa ancora non c’è: la colpa potrebbe ricadere in parte e di volta in volta su tutti i soggetti coinvolti, dal produttore al distributore, fino al cliente finale.

SE NON SI SA CHI È RESPONSABILE NON SI SA CHI ASSICURARE

È quanto è emerso nel corso del Security Summit di Milano, alla tavola rotonda “Cyber Risk Insurance: come tutelo la mia attività nel mondo IoT”. L’industria assicurativa sta lavorando a delle coperture ma i dubbi sul soggetto realmente responsabile frenano il mercato. Chi si assicura? Chi ha costruito la tecnologia nella quale si sono infiltrati gli hacker, chi l’ha messa in commercio, oppure il consumatore che non ha seguito attentamente le istruzioni di sicurezza?

L’INTERA SUPPLY CHAIN PUÒ ESSERE RESPONSABILE

In realtà difficilmente il cliente ha qualche colpa: spesso è poco informato e non conosce i rischi a cui va incontro. Ma il peso dell’attacco potrebbe ripercuotersi sull’intera filiera dell’IoT, che per di più deve gestire le conseguenze dell’hackeraggio. Produttori e distributori di dispositivi connessi, ad esempio, possono andare incontro a danni materiali, violazione di proprietà individuali, interruzione dell’attività, data breach e danno reputazionale. È bene quindi aprire un confronto prima dell’incidente sia con i CIO e i CEO delle aziende, sia con i CFO: non si può infatti parlare di cybersecurity senza considerare anche gli impatti finanziari. Ma anche con un avvocato, oltre all’intermediario assicurativo.

IL NODO LEGALE: PIÙ COMPLICAZIONI CON IL GDPR

Che sia un problema anche legale non ci sono dubbi. «Solo con le competenze di professionisti specializzati si può entrare negli ambiti dei singoli casi – afferma Chiara Magalini, avvocato – ma le difficoltà non sono poche. L’arrivo del GDPR nel 2018 potrebbe per di più complicare ulteriormente il discorso. Con l’obbligo legale per le aziende di notificare entro 72 ore una breccia nella sicurezza entra in gioco anche una questione di compliance: un’azienda colpita da un attacco che non avrà rispettato la nuova normativa sarà ancora di più sotto accusa».

L’IOT SOTTO ATTACCO CYBER

Non serve dire che il mondo IoT non può però trascurare il rischio cyber. «Webcam, termostati connessi ed elettrodomestici intelligenti sono ogni anno che passa sempre di più nel mirino dei cybercriminali – afferma Davide Cervi, perito assicurativo». Un caso recente è l’attacco DDoS a Dyn, fornitore di servizi DNS, che tramite l’hackeraggio di smart devices, come le webcam, ha causato il blocco momentaneo di diversi siti, tra cui PayPal, Spotify e Twitter. Ma anche il caso della bambola Cayla, “accusata” di spiare e registrare le conversazioni che le bambine facevano con lei. Un gruppo di cybercriminali aveva cioè preso il controllo del software interno e pubblicato l’audio registrato in rete. Il modello è stato quindi ritirato dal commercio e da tutti i negozi. O ancora il caso di un hotel in Finlandia dove, a causa di un attacco hacker all’infrastruttura informatica, le porte automatiche a un tratto si sono chiuse da sole, bloccando gli ospiti fuori o dentro la struttura. Si è trattato di un ransomware: gli ospiti erano praticamente in ostaggio e in cambio della loro liberazione è stato richiesto un riscatto.

MIRAI: IL PEGGIOR NEMICO DELL’IOT

Minimo comune denominatore di tutti questi esempi è il malware Mirai. Arma preferita dai cybercriminali dell’IoT, si tratta di un eseguibile per Linux che riesce a prendere il controllo di dispositivi connessi poco protetti per utilizzarli con secondi fini. I sistemi più colpiti sono set-top boxes, smart TV, digital video recorder e webcam.

 

Fonte: www.aziendabanca.it

Maggiori info sui servizi Iot iNebula: Connect

iNebula parla di automazione dei processi organizzativi al Sole24Ore

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 29 marzo 2017

 

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Il 26 marzo è uscito un articolo sul Sole24Ore che parla delle soluzioni cloud di iNebula dedicate all’automazione dei processi organizzativi per professionisti e aziende. Abbiamo affermato più volte che la conservazione digitale conviene. Lavorare con documenti digitali, anziché cartacei, permette di risparmiare denaro, tempo e forza lavoro perché, se sono inviati, ricevuti e conservati in formato elettronico, i documenti non devono essere ogni volta: trascritti, protocollati, inseriti in fascicoli, classificati, spostati e ricercati tra armadi, cassetti, carpette e scatole. Dunque, i processi diventano più efficienti, si guadagna spazio in ufficio e si riduce il rischio di perdere i documenti. Ne parla il VP di Itway, Cesare Valenti che li racconta al Sole24Ore.
iNebula Cloud Computing Solutions, società del Gruppo Itway quotato al segmento Star di Borsa Italiana è attiva nel mercato del Cloud dal 2012 e oggi offre un’ampia suite di soluzioni per l’automazione dei processi organizzativi per una gestione e integrazione totalmente digitale degli archivi aziendali. Tutti i servizi sono stati concepiti per la digitalizzazione dei processi di riconoscimento, fatturazione e invio dei documenti contabili delle piccole e medie imprese e delle partita IVA per gestire i flussi basandosi su tecnologie innovative, sicure e Made in Italy.
iNebula Fattura PA è un’applicazione per il conferimento delle fatture in formato elettronico alla PA che comprende l’archiviazione a norma e la spedizione al Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate, caratterizzato
dalla completa distinzione tra il Gestore delle Fatture e il Conservatore a Norma delle stesse.
iNebula Delivery è un servizio che consente di inviare le Fatture Attive o altri documenti rilevanti via email in modo automatico, gestendo le ricevute ottenute dai sistemi e fornendo una reportistica circa gli invii, le date e gli orari e tutti i riferimenti alle ricevute.
iNebula Reco è un servizio di ultima generazione che estrae i dati necessari alle registrazioni contabili delle
fatture in un formato conforme alla disciplina della Fattura Elettronica per la Pubblica Amministrazione (FEPA) e consente di acquisire online le fatture di acquisto in modalità PDF, eliminando la carta e l’attività manuale dal processo di Prima Nota.

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Fonte: Il Sole24Ore