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Effetto Industria 4.0: +25% di crescita a 1,7 MLD Euro

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 27 ottobre 2017

 

«L’Industria 4.0 un treno che non si può perdere» afferma Giovanni Miragliotta, Direttore Osservatorio Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano in occasione della presentazione del convegno Industria 4.0 la grande occasione per l’Italia. Ed è un treno che sta già correndo a una velocità che i dati della ricerca 2017 dell’Osservatorioaccreditano di una crescita del 25% per un valore pari a 1,7 miliardi di Euro. Ma come spiega meglio Miragliotta questo dato è accompagnato da una serie di indicatori che testimoniano della buona predisposizione delle imprese italiane verso l’Industry 4.0 e del fatto che «il vero potenziale è ancora tutto da esprimere, soprattutto se pensa – come osserva Miragliotta – che rispetto alla ricerca dello scorso anno è aumentata in modo rilevante la conoscenza delle imprese verso l’Industria 4.0 tanto che oggi la quota delle realtà che non conosce i temi della Fabbrica 4.0 è ridotta all’8%, mentre chi ha avviato progetti esprime una crescente vitalità e in media ha adottato qualcosa 3,4 applicazioni».

Si sente la spinta del Piano Nazionale Industria 4.0

Marco Taisch, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Industria 4.0 osserva che appare superata la dimensione della consapevolezza e della convinzione sull’Industria 4.0.«Anche dal punto di vista della identificazione del fenomeno siamo passati dal termine Smart Manufacturing a Industria 4.0. L’Italia dispone di un Piano Nazionale che sta dando importanti risultati e che ha posto questo fenomeno al centro dell’attenzione del mondo economico contribuendo significativamente a una crescita a doppia cifra». Taisch invita poi ad alzare lo sguardo e ricorda che la sfida adesso è da giocare su fenomeni in grado di liberare il potenziale innovativo dell’Industria 4.0, di misurare i dati raccolti e di indirizzare una trasformazione 4.0 con una roadmap che guarda con lungimiranza agli sviluppi dei prossimi 10-15 anni».

L’Industria 4.0 parte dalla Digital Readiness

Una delle raccomandazioni di Miragliotta è quello di non leggere l’Industria 4.0 solo come un fenomeno di “hardware” che peraltro svolge un ruolo importantissimo, come vedremo anche dai dati di crescita e richiama l’importanza della “Digital Readiness” ovvero della capacità di saper cogliere le opportunità delle nuove tecnologie, con una corretta valutazione delle le capacità attuali. Per questo “Occorre ripartire dal 3.0“, dalla corretta valutazione dell’assetto dell’impresa in fase pre-Industry 4.0 e «prima di  investire nel digitale – raccomanda Miragliotta –  è molto importante conoscere lo status quo in azienda: la maturità delle pratiche e delle capacità attuali, come un punto di partenza per definire e pianificare le scelte di intervento tecnologico in grado  di portare ad un vero valore aggiunto significativo. Occorre – prosegue – saper identificare e classificare i benefici promessi dalle tecnologie digitali e integrarle con un metodo sistematico che permetta, anzitutto, di focalizzare gli interventi con “precisione” sulle esigenze di ciascuna azienda e sullo stato attuale dei propri processi».

La Connected Factory e l’Industrial IoT

Tornando alla ricerca il macrofenomeno Industry 4.0 appare sostenuto da una serie fenomeni tecnologici molto chiari. Miragliotta individua nel tema della connected factory il motore più robusto di questa crescita: «Il 63% del mercato generato dall’Industria 4.0, vale a dire qualcosa come 1 miliardo di euro, è direttamente collegata alla connettività e all’Industrial Internet of Things». Poi c’è l’intelligenza e ci sono gli Industrial Analytics che con 330 milioni di euro rappresentano il 20% del mercato e poi un fenomeno importante come il Cloud Manufacturing che è oggi al 9%, e raggiunge un valore di 150 milioni di euro. Un tema a parte e speciale è rappresentato dalla robotica e dalla robotica collaborativa e dalle nuove “interfacce uomo-macchina” ripensate nell’ottica Industria 4.0. La robotica e automazione sotto l’ampio “cappello” di Advanced Automation racchiude sistemi di produzione e di movimentazione autonomi e collaborativi, e arriva a 120 milioni di euro pari all’8% del mercato mentre l’Advanced Human Machine Interface mette a sistema il ruolo di visori per la realtà aumentata, scanner 3D, wearable, nuove interfacce uomo/macchina come display touch e per quanto strategica e importante è adesso limitata all’1% del mercato.

Non si può fare Industria 4.0 senza le giuste competenze: Job&Skill 4.0

Sergio TerziDirettore dell’Osservatorio industria 4.0 porta l’attenzione sul tema delle competenze con la componente Job&Skill 4.0 e precisa che la ricerca  ha identificato oltre 100 skill tecniche indispensabili per definire strategie, per progettare, per gestire e per abilitare i processi e lo sviluppo dei modelli di business di Industria 4.0.

«Per vincere la sfida dell’Industria 4.0, le imprese hanno la necessità di dotarsi di nuove competenze, devono rivedere le logiche e le pratiche di selezione, assunzione e sviluppo delle risorse umane, ma anche i modelli di formazione e la struttura degli ecosistemi intesi come le reti di collaborazione. Siamo nel terreno degli skill 4.0ovvero in un contesto che è chiamato a gestire, con nuove competenze temi come l’utilizzo di nuove tecnologie, la sicurezza fisica del personale, la cybersecurity, la privacy, la proprietà dei dati ed altri aspetti legali».
Rispetto agli skill 4.0 la ricerca osserva che le imprese guardano soprattutto alla capacità di sviluppare un piano di adozione delle tecnologie per il miglioramento dei processi produttivi, un tema sensibile dove però solo il 46% delle aziende dichiara di sentirsi sufficientemente preparata. Sale invece al 54% la percezione della propria preparazione sulle competenze legate alla “capacità di integrare digitalmente i processi di business con clienti e fornitori lungo la supply chain”.

Smart Factory, Smart Supply Chain, Smart Lifecycle

Tornando al versante delle tecnologie la ricerca dell’Osservatorio Industria 4.0 che coinvolto 241 imprese vede qualcosa come oltre 800 le applicazioni 4.0 con una media importante di 3,4 applicazioni per azienda, che  si distribuiscono sulle tre grandi aree dei processi aziendali che caratterizzano il manifatturiero:

  • Smart Factory, ovvero la produzione, la componente di logistica, tutti i processi di manutenzione, di qualità, e tutta la componente di safety di stabilimento di sicurezza e di compliance rispetto alle normative vigenti. In questo contesto la ricerca rileva il 38% delle imprese ha adottato soluzioni di Industrial IoT, il 33% di Industrial Analytics, il 27% ha adottato Advanced HMI e il 26% ha lavorato su soluzioni di Advanced Automation.
  • Smart Supply Chain, con tutte le tematiche legate alla pianificazione dei flussi fisici e finanziarie che vedono il 32% delle imprese adottare soluzioni di Industrial Analytics e il 15% di Industrial IoT, mentre stenta a decollare l’utilizzo di piattaforme Cloud
  • Smart Lifecycle, vale a dire tutto il mondo dello sviluppo prodotto, della gestione del ciclo di vita e dei rapporti con i fornitori dove l’Additive Manufacturing appare centrale per tutte le fasi di prototipazione, ma dove sono le applicazioni IoT, Analytics e Cloud a crescere in modo più rilevante, attestandosi vicino al 20%.

«E’ in questo ambito che l’Industria 4.0 sta diventando anche in fase di sperimentazione –  osserva Miragliotta – , un vero elemento di differenziazione tra le imprese e ancora sottolinea il ruolo di Industrial IoT e Industrial Analytics, mentre a livello di processo la Smart Factory rappresenta oggi il punto di migliore rappresentazione della progettualità Industry 4.0».

 

Piano nazionale Industria 4.0 – Piano Calenda

La ricerca dell’Osservatorio Industria 4.0 ha voluto leggere anche in controluce gli effetti del Piano Nazionale Industria 4.0 e i risultati si vedono: il 61% delle imprese sta valutando attivamente come sfruttarlo e una quota pari al 26% dichiara che investirà oltre un milione di euro. Una quota ormai limitata (16%) ancora non ne conosce le misure. Mentre coloro che lo conoscono si stanno mettendo all’opera: il 52% ha deciso di usufruire del superammortamento al 140%, il 36% dell’iperammortamentoal 250%, mentre il 29% utilizzerà il credito di imposta per ricerca e sviluppo. Una quota del 7% compirà investimenti in startup.

Startup e Open Innovation

Rimanendo sul tema startup, i processi di Open Innovation di tante imprese sono concentrati sull’opportunità di allargare l’ecosistema delle partnership per sviluppare innovazione. La ricerca dell’Osservatorio Industria 4.0 ha censito 245 startup con prodotti e servizi dedicati all’Industria 4.0 che hanno raccolto finanziamenti per 2 miliardi di dollari.

Il mercato dei progetti di Industria 4.0 guarda all’84% ad attività con imprese italiane e al resto come export, a cui si aggiunge un indotto di circa 300 milioni di euro in progetti “tradizionali” di innovazione digitale. Ma le prospettive sono positive e per il 2017: guardando al primo trimestre appena trascorso, le imprese stimano un tasso di crescita del 30% rispetto al 2016. Un trend che può portare in due anni l’Italia a raddoppiare gli investimenti per la trasformazione digitale.

 

Fonte: http://www.internet4things.it

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Il MISE apre il bando per i voucher alle PMI che innovano nel digitale: 100ML

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 20 ottobre 2017

 

Non si tratta più di capire quanto conti la digitalizzazione per le piccole e medie aziende: questa domanda, infatti, è già andata in cantiere da un po’. Ciò che conta, adesso, è adeguarsi velocemente alle imprese europee e non che animano i mercati internazionali e che – in quanto a digitalizzazione – sono già molto avanti rispetto alle nostre. Ed essendo tanto il terreno da recuperare, questo è il momento giusto per farlo: il MISE (Ministero per lo Sviluppo Economico) pare averlo capito, considerando l’apertura del bando per i voucher da consegnare alle PMI che hanno in programma la digitalizzazione. È quindi il caso di approfondire questo aspetto insieme agli altri più importanti, relativi alla new mission delle PMI italiane.

MISE: al via il bando per la digitalizzazione delle PMI

Il MISE ha deliberato il lancio di un bando che avrà lo scopo di favorire la digitalizzazione delle PMI italiane: si potrà contare su un totale di 100 milioni di euro (attualmente 67,5 più un’ulteriore iniezione di 32,5 milioni entro la fine dell’anno) forniti dal PON (Programma Operativo Nazionale). I suddetti milioni verranno messi a disposizione delle piccole e medie aziende vincitrici del bando sotto forma di voucher per un valore massimo di 10.000 euro per PMI. «Con congruo anticipo – fa sapere il Ministero – saranno rese note le modalità di presentazione e forniti i moduli da utilizzare».

Lo sfruttamento dei suddetti voucher sarà evidentemente limitato a tutte le spese legate alla digitalizzazione dell’impresa, inclusi ad esempio l’acquisto di software o di materiale hardwarei corsi formativi e il canone per la connessione Internet. Su questo punto la digitalizzazione sta facendo passi da gigante soprattutto grazie a compagnie private come Vodafone che stanno investendo per estendere l’ADSL in fibra ottica sul territorio, per permettere a tutti, imprese e cittadini, di avere una connessione di ottima qualità. Infatti la “conditio sine qua non” della digitalizzazione è appunto una ottima connessione alla rete.

Digitalizzazione aziendale: i vantaggi per le PMI

La digitalizzazione delle aziende è supportata da piani come “Industria 4.0”, in uno scenario in cui anche le PMI si trovare ad affrontare mercati sempre più spesso correlati al digitale. Dunque la digitalizzazione consentirebbe innanzitutto di avere finalmente accesso a un mercato legato a doppio filo alla potenza di connessione, e alle opportunità di sfruttare tutti i vantaggi commerciali legati alla rete, come ad esempio quelli offerti dall’eCommerce. Inoltre, digitalizzazione significa anche efficientamento delle catene di produzione e della gestione delle logistiche interne, che toccano aspetti come la gestione del magazzino, della fatturazione e delle spedizioni tramite software appositi.

Digitalizzazione delle PA: il piano triennale

Non solo aziende: il Governo si sta muovendo in modo piuttosto deciso anche per digitalizzare le Pubbliche Amministrazioni, così da permettere una gestione amministrativa più snella delle pratiche e ovviamente un accesso facilitato da parte dei cittadini. Il piano per la digitalizzazione delle PA, che avrà una durata triennale, verrà inquadrato all’interno di quella grande mole di iniziative volte alla digitalizzazione di tutte le Pubbliche Amministrazioni a più livelli, con un investimento complessivo di circa 4,6 miliardi di euro. Fra le altre cose, il piano prevede anche uno standard digitale che renderà compatibili tutte le piattaforme della PA, così da snellire ancor di più uno dei settori a oggi ancora legati a lente burocrazie.

COLLEGATI AL SITO E SCOPRI COME: http://www.voucher-digitalizzazione.it/

Fonte: https://www.digital4.biz

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Fattura elettronica cosa è necessario fare da parte degli attori del sistema.

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 16 ottobre 2017

 

La fatturazione elettronica cerca il decollo, ma bisogna interrogarsi sul perché un operatore economico deve scegliere questa procedura di certificazione dei corrispettivi. Inoltre bisogna domandarsi perché gli incentivi previsti dall’attuale normativa non sembrano essere di per sé idonei a fare da volano per l’implementazione delle relative procedure informatiche. Infine bisogna interrogarsi su cosa si dovrebbe ancora fare, sul piano normativo o interpretativo per rendere veramente attrattiva la dematerializzazione dello specifico processo. Sotto questo profilo è necessario identificare quali scelte ovvero quali comportamenti devono tenere i vari attori del sistema nazionale a partire dal legislatore e dalla amministrazione finanziaria fino ad arrivare alle associazioni di categorie, ai professionisti e alle imprese.

Perché un’impresa dovrebbe passare alla fattura elettronica, trasmettendo la stessa tramite il sistema di interscambio dell’agenzia delle Entrate (Sdi)? La risposta la troviamo nel fatto che una tale scelta porterebbe dei benefici nell’integrazione dei processi informatici tra fornitore e cliente, potendo finalmente condividere un modello e un formato comune; inoltre, in particolare con riferimento alla fattura passiva, si riducono gli errori di contabilizzazione e di trasmissione dei dati; se si passa poi dallo SdI si evitano problemi di conservazione dei documenti perché è direttamente il sistema che trattiene e conserva i dati delle fatture; infine si avrebbe una perfetta tracciabilità della fattura dalla sua emissione alla sua conservazione con benefici per la dimostrazione della autenticità dell’origine, l’integrità del contenuto del documento emesso, trasmesso, ricevuto e conservato, con effetti diretti anche sui pagamenti ovvero sull’applicazione degli interessi di mora. L’adozione della fattura elettronica presenta concreti vantaggi anche per lo Stato e per l’agenzia delle Entrate consentendo tra l’altro una maggiore tempestività nel riceve le informazioni e nel processarle. In questo senso la fattura elettronica si coniuga perfettamente con le comunicazioni trimestrali dei dati fatture e delle liquidazioni periodiche Iva.

Perché gli attuali incentivi non sono considerati sufficienti?Innanzitutto i benefici esistenti non sono collegati solo alla fatturazione elettronica, ma si ricollegano all’opzione che il contribuente può operare ai fini della trasmissione dei dati di fatturazione; inoltre quelli previsti non sono considerati effettivamente fruibili. In effetti, ad esempio, la riduzione di ben 2 anni dei termini di accertamento è collegata a un obbligo di pagamento tracciabile anche per somme irrisorie (30 euro) poco conciliabile con l’attuale sistema dei pagamenti. Infine gli incentivi economici per l’implementazione dei processi di fatturazione elettronica nelle Pmi sono troppo esigui. 

Allora cosa è ancora necessario fare da parte degli attori del sistema? Innanzitutto l’amministrazione finanziaria dovrebbe riprendere il Dm 4 agosto 2016 e disporre che la tracciabilità dei pagamenti, ai fini di rendere effettivo il beneficio della riduzione dei termini di accertamento, è necessaria sempre quando il pagamento è superiore ai limiti imposti per l’utilizzo del contante (attualmente 3mila euro). Questa regola sarebbe utile a stimolare l’opzione, aiuterebbe anche l’utilizzo alla fattura elettronica e non risulterebbe incompatibile con la previsione del Dlgs 127/2015. 

Inoltre, bisognerebbe prevedere che, almeno per i soggetti obbligati, i dati inviati allo Sdi siano acquisiti e conservati direttamente dall’agenzia delle Entrate anche in assenza di opzione. Questo stimolerebbe tutti coloro che hanno rapporti con la Pa e stimolerebbe la stessa Pa ad adottare la fattura elettronica anche nel ciclo attivo. Il legislatore dovrebbe riscrivere le misure relative agli incentivi economici diretti alle Pmi per l’implementazione dei processi di dematerializzazione e dovrebbe considerare, in modo concreto, l’opportunità di rendere obbligatoria (in modo graduale) la fattura elettronica. Per le associazioni di categoria e per i professionisti il compito è di favorire la dematerializzazione dei processi fornendo soluzioni ai propri associati e ai propri clienti. In effetti, questo sforzo avrebbe non pochi effetti positivi nell’attività che attualmente questi enti e soggetti svolgono per i propri assistiti. 

Infine le imprese e i contribuenti in genere dovrebbero sfruttare al meglio le possibilità che derivano dall’utilizzo della tecnologia e dovrebbero fare degli sforzi concreti non solo per adottare la fattura elettronica, ma anche per gestire in modo automatico l’intero ciclo attivo e passivo di fatturazione

Fonte: Il sole 24 ORE

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L’ARTE diventa smart con le applicazioni IOT

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 06 ottobre 2017

 

IL PROGETTO DI ILLUMINAZIONE IOT DELLA CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI RIESCE AD ADATTARE LA LUCE ARTIFICIALE A QUELLA NATURALE, MIGLIORANDO PERCEZIONE E FRUIZIONE DELL’OPERA.

Gli affreschi di Giotto come non si sono mai visti, grazie a un intervento di “restauro percettivo”, con illuminazione IoT che, oltre a valorizzare uno dei fiori all’occhiello del patrimonio artistico italiano, garantisce all’impianto della Cappella degli Scrovegni una maggiore efficienza energetica, grazie a tecnologia LED e Internet of Things. Dopo l’intervento di riqualificazione dedicato all’Ultima Cena di Leonardo Da Vinci, nel 2015, viene presentata, per l’impianto di illuminazione IoT della Cappella degli Scrovegni di Padova, una pionieristica applicazione di luce intelligente espressamente pensata per il settore dei beni culturali. 

Il progetto, realizzato con la supervisione della Commissione Scientifica Interdisciplinare per la conservazione e gestione della Cappella degli Scrovegni, in partnership con la Sezione di Fotometria dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, consentirà una fruizione più emozionale, veritiera e “immersiva” delle magie cromatiche del maestro toscano.

Illuminazione IoT nell’integrazione tra LED, sensori e innovative applicazioni

Il nuovo sistema di illuminazione IoT consente l’operazione di  “restauro percettivo” grazie all’integrazione di apparecchi a LED, sensori ambientali e applicazioni software su protocollo internet.

Nella prima fase, i sensori realizzati su misura per la Cappella degli Scrovegni misureranno le variazioni della luce naturale; i dati raccolti permetteranno quindi di attivare, nella seconda fase, attraverso uno specifico algoritmo, un sistema dinamico di luce intelligente, in grado di adattare la luce artificiale al modificarsi delle condizioni ambientali.

La luce ottenuta interagirà quindi dinamicamente con la luce naturale, autoregolandosi in temperatura colore e intensità fino al raggiungimento dei valori necessari a garantire, sempre, la migliore percezione possibile delle opere.

L’impianto garantirà inoltre un risparmio energetico del 60% rispetto al precedente sistema di illuminazione. L’installazione degli apparecchi Palco COB e Laser Blade, adattati alle caratteristiche architettoniche del sito, garantisce una migliore percezione cromatica degli affreschi, in particolare per le tonalità calde (giallo,arancio,rosso), esaltando le aureole e le dorature all’interno.

L’impianto di illuminazione a LED migliora anche le condizioni conservative, azzerando le emissioni UV e IR, sempre dannose per i cicli pittorici. La tecnologia Tunable White consente inoltre di regolare la tonalità di luce bianca in modo dinamico al variare dell’intensità della luce naturale, assicurando, nella seconda fase, la migliore percezione degli affreschi in tutti i momenti della giornata.

La distribuzione asimmetrica delle sei finestre all’interno della Cappella degli Scrovegni, concentrate sulla facciata sud, produce una diffusione non uniforme della luce naturale: la parete finestrata risulta infatti meno illuminata della parete di fronte, generando un costante cambiamento degli equilibri visivi e un effetto di controluce sugli osservatori.

Grazie al nuovo impianto di illuminazione IoT, le variazioni di luce saranno rilevate e trasmesse al sistema di controllo, che agirà sugli apparecchi, migliorando la fruizione degli affreschi. Il sistema intelligente opera su protocollo internet, scalato per nodi sensori e compatibile con la rete internet globale. Ciascun nodo sensore è quindi raggiungibile da remoto per visualizzare i dati misurati o modificare le impostazioni, a vantaggio delle opere e degli amanti dell’arte.

Fonte: http://www.iotitaly.net 

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Rapporto Clusit 2017 sulla sicurezza informatica in Italia

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 02 ottobre 2017

 

Il Rapporto Clusit 2017 sulla sicurezza ICT in Italia è frutto del lavoro di un centinaio di esperti e della collaborazione di un gran numero di soggetti pubblici e privati, che hanno condiviso con Clusit informazioni e dati di prima mano e le proprie esperienze sul campo. Inizia con una panoramica degli eventi di cyber-crime e incidenti informatici più significativi degli ultimi dodici mesi. Si tratta di un quadro estremamente aggiornato della situazione globale, con particolare attenzione all’Italia.

Ci siamo avvalsi anche quest’anno dei dati relativi agli attacchi rilevati dal Security Operations Center (SOC) di FASTWEB, che ha analizzato la situazione italiana sulla base di oltre 16 milioni di eventi di sicurezza (circa il doppio dell’anno scorso).

L’analisi degli attacchi è poi completata da un contributo tecnico di grande interesse: il “Rapporto 2016 sullo stato di Internet ed analisi globale degli attacchi DDoS e applicativi Web”, a cura di Akamai.

Seguono le rilevazioni e segnalazioni del CERT-PA.

Anche in questa edizione del rapporto, troviamo un’analisi del mercato italiano della sicurezza IT, realizzata appositamente da IDC Italia.

Tra le novità del Rapporto Clusit 2017, l’inserimento di tre capitoli dedicati a dei settori di particolare rilevanza per la sicurezza ICT in Italia: FinancePubblica AmministrazioneSanità.

Lo Speciale FINANCE si compone di 4 contributi: “Alcuni elementi sul Cyber-crime nel settore finanziario in Europa”, a cura di IBM; “Analisi del Cyber-crime in Italia in ambito finanziario” a cura di Reply Communication Valley; “Blackmarket – Scenario e focus sul carding in Italia” a cura di Lutech; “Cyber Risk e Cyber Insurance” a cura di Margas.

Lo Speciale PA è composto da 3 contributi: “La sicurezza informatica nella Pubblica Amministrazione: che anno è stato il 2016 e cosa ci si aspetta per il 2017”, a cura di Garibaldi Conte; “Monitoraggio e analisi degli eventi di sicurezza nella PA: il case study di Regione Emilia Romagna“, a cura di Roberto Obialero e Fabio Bucciarelli; “SPID: stato attuale e sviluppi futuri”, a cura di Luca Bechelli e Claudio Telmon.

Lo Speciale SANITÀ ha 3 contributi: “Sicurezza e Privacy in Sanità”, a cura di Claudio Caccia; “Sicurezza in Sanità, bisogni ed opportunità (Leggi, consolidamento e cose concrete da fare senza budget econ poche risorse)”, a cura di Alessandro Vallega; “Dati sanitari protetti (PHI): una nuova miniera d’oro per i cyber criminali”, a cura di Verizon.

Segue una sezione dedicata all’Evoluzione delle normative europee, con 5 contributi: “Evoluzione delle normative europee sulla Cyber-Security”, a cura di Hewlett & Packard Enterprise; “GDPR – Cosa fare ora”, a cura di Sergio Fumagalli; “Survey sul nuovo Regolamento Europeo sulla Privacy”, a cura della Fondazione Global Cyber Security Center ed Europrivacy; “Introduzione alla PSD2 e suoi obiettivi”, a cura di Enrico Luigi Toso; “Compliance eIDAS”, a cura di Andrea Caccia.

Questi sono i temi trattati nella sezione FOCUS ON: “Ransomware: un flagello che prende di mira privati e aziende” (a cura di CISCO); “Attacchi e difese sulle infrastrutture Private e Hybrid Cloud” (a cura di Microsoft); “Cyber Risk Management” (a cura di Obiectivo Technology); “Le sfide relative ai captatori informatici, tra proposte legislative e rischi di sicurezza” (a cura di Francesca Bosco e Giuseppe Vaciago); “Il voto elettronico: potenzialità e rischi lungo la strada della democrazia elettronica” (a cura di Federica Bertoni e Claudio Telmon).

Presentiamo infine i risultati di una Survey realizzata dagli Osservatori del Politecnico di Milano: “Rilevanza strategica e diffusione delle principali aree di Information Security nelle aziende italiane”.

 

Puoi chiedere di ricevere per email il Rapporto Clusit 2017, scrivendo a rapporti@clusit.it e precisando: nome, cognome e azienda di appartenenza (e/o professione).

Fonte: https://clusit.it/rapporto-clusit/

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