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Il MISE apre il bando per i voucher alle PMI che innovano nel digitale: 100ML

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 20 ottobre 2017

 

Non si tratta più di capire quanto conti la digitalizzazione per le piccole e medie aziende: questa domanda, infatti, è già andata in cantiere da un po’. Ciò che conta, adesso, è adeguarsi velocemente alle imprese europee e non che animano i mercati internazionali e che – in quanto a digitalizzazione – sono già molto avanti rispetto alle nostre. Ed essendo tanto il terreno da recuperare, questo è il momento giusto per farlo: il MISE (Ministero per lo Sviluppo Economico) pare averlo capito, considerando l’apertura del bando per i voucher da consegnare alle PMI che hanno in programma la digitalizzazione. È quindi il caso di approfondire questo aspetto insieme agli altri più importanti, relativi alla new mission delle PMI italiane.

MISE: al via il bando per la digitalizzazione delle PMI

Il MISE ha deliberato il lancio di un bando che avrà lo scopo di favorire la digitalizzazione delle PMI italiane: si potrà contare su un totale di 100 milioni di euro (attualmente 67,5 più un’ulteriore iniezione di 32,5 milioni entro la fine dell’anno) forniti dal PON (Programma Operativo Nazionale). I suddetti milioni verranno messi a disposizione delle piccole e medie aziende vincitrici del bando sotto forma di voucher per un valore massimo di 10.000 euro per PMI. «Con congruo anticipo – fa sapere il Ministero – saranno rese note le modalità di presentazione e forniti i moduli da utilizzare».

Lo sfruttamento dei suddetti voucher sarà evidentemente limitato a tutte le spese legate alla digitalizzazione dell’impresa, inclusi ad esempio l’acquisto di software o di materiale hardwarei corsi formativi e il canone per la connessione Internet. Su questo punto la digitalizzazione sta facendo passi da gigante soprattutto grazie a compagnie private come Vodafone che stanno investendo per estendere l’ADSL in fibra ottica sul territorio, per permettere a tutti, imprese e cittadini, di avere una connessione di ottima qualità. Infatti la “conditio sine qua non” della digitalizzazione è appunto una ottima connessione alla rete.

Digitalizzazione aziendale: i vantaggi per le PMI

La digitalizzazione delle aziende è supportata da piani come “Industria 4.0”, in uno scenario in cui anche le PMI si trovare ad affrontare mercati sempre più spesso correlati al digitale. Dunque la digitalizzazione consentirebbe innanzitutto di avere finalmente accesso a un mercato legato a doppio filo alla potenza di connessione, e alle opportunità di sfruttare tutti i vantaggi commerciali legati alla rete, come ad esempio quelli offerti dall’eCommerce. Inoltre, digitalizzazione significa anche efficientamento delle catene di produzione e della gestione delle logistiche interne, che toccano aspetti come la gestione del magazzino, della fatturazione e delle spedizioni tramite software appositi.

Digitalizzazione delle PA: il piano triennale

Non solo aziende: il Governo si sta muovendo in modo piuttosto deciso anche per digitalizzare le Pubbliche Amministrazioni, così da permettere una gestione amministrativa più snella delle pratiche e ovviamente un accesso facilitato da parte dei cittadini. Il piano per la digitalizzazione delle PA, che avrà una durata triennale, verrà inquadrato all’interno di quella grande mole di iniziative volte alla digitalizzazione di tutte le Pubbliche Amministrazioni a più livelli, con un investimento complessivo di circa 4,6 miliardi di euro. Fra le altre cose, il piano prevede anche uno standard digitale che renderà compatibili tutte le piattaforme della PA, così da snellire ancor di più uno dei settori a oggi ancora legati a lente burocrazie.

COLLEGATI AL SITO E SCOPRI COME: http://www.voucher-digitalizzazione.it/

Fonte: https://www.digital4.biz

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Fattura elettronica cosa è necessario fare da parte degli attori del sistema.

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 16 ottobre 2017

 

La fatturazione elettronica cerca il decollo, ma bisogna interrogarsi sul perché un operatore economico deve scegliere questa procedura di certificazione dei corrispettivi. Inoltre bisogna domandarsi perché gli incentivi previsti dall’attuale normativa non sembrano essere di per sé idonei a fare da volano per l’implementazione delle relative procedure informatiche. Infine bisogna interrogarsi su cosa si dovrebbe ancora fare, sul piano normativo o interpretativo per rendere veramente attrattiva la dematerializzazione dello specifico processo. Sotto questo profilo è necessario identificare quali scelte ovvero quali comportamenti devono tenere i vari attori del sistema nazionale a partire dal legislatore e dalla amministrazione finanziaria fino ad arrivare alle associazioni di categorie, ai professionisti e alle imprese.

Perché un’impresa dovrebbe passare alla fattura elettronica, trasmettendo la stessa tramite il sistema di interscambio dell’agenzia delle Entrate (Sdi)? La risposta la troviamo nel fatto che una tale scelta porterebbe dei benefici nell’integrazione dei processi informatici tra fornitore e cliente, potendo finalmente condividere un modello e un formato comune; inoltre, in particolare con riferimento alla fattura passiva, si riducono gli errori di contabilizzazione e di trasmissione dei dati; se si passa poi dallo SdI si evitano problemi di conservazione dei documenti perché è direttamente il sistema che trattiene e conserva i dati delle fatture; infine si avrebbe una perfetta tracciabilità della fattura dalla sua emissione alla sua conservazione con benefici per la dimostrazione della autenticità dell’origine, l’integrità del contenuto del documento emesso, trasmesso, ricevuto e conservato, con effetti diretti anche sui pagamenti ovvero sull’applicazione degli interessi di mora. L’adozione della fattura elettronica presenta concreti vantaggi anche per lo Stato e per l’agenzia delle Entrate consentendo tra l’altro una maggiore tempestività nel riceve le informazioni e nel processarle. In questo senso la fattura elettronica si coniuga perfettamente con le comunicazioni trimestrali dei dati fatture e delle liquidazioni periodiche Iva.

Perché gli attuali incentivi non sono considerati sufficienti?Innanzitutto i benefici esistenti non sono collegati solo alla fatturazione elettronica, ma si ricollegano all’opzione che il contribuente può operare ai fini della trasmissione dei dati di fatturazione; inoltre quelli previsti non sono considerati effettivamente fruibili. In effetti, ad esempio, la riduzione di ben 2 anni dei termini di accertamento è collegata a un obbligo di pagamento tracciabile anche per somme irrisorie (30 euro) poco conciliabile con l’attuale sistema dei pagamenti. Infine gli incentivi economici per l’implementazione dei processi di fatturazione elettronica nelle Pmi sono troppo esigui. 

Allora cosa è ancora necessario fare da parte degli attori del sistema? Innanzitutto l’amministrazione finanziaria dovrebbe riprendere il Dm 4 agosto 2016 e disporre che la tracciabilità dei pagamenti, ai fini di rendere effettivo il beneficio della riduzione dei termini di accertamento, è necessaria sempre quando il pagamento è superiore ai limiti imposti per l’utilizzo del contante (attualmente 3mila euro). Questa regola sarebbe utile a stimolare l’opzione, aiuterebbe anche l’utilizzo alla fattura elettronica e non risulterebbe incompatibile con la previsione del Dlgs 127/2015. 

Inoltre, bisognerebbe prevedere che, almeno per i soggetti obbligati, i dati inviati allo Sdi siano acquisiti e conservati direttamente dall’agenzia delle Entrate anche in assenza di opzione. Questo stimolerebbe tutti coloro che hanno rapporti con la Pa e stimolerebbe la stessa Pa ad adottare la fattura elettronica anche nel ciclo attivo. Il legislatore dovrebbe riscrivere le misure relative agli incentivi economici diretti alle Pmi per l’implementazione dei processi di dematerializzazione e dovrebbe considerare, in modo concreto, l’opportunità di rendere obbligatoria (in modo graduale) la fattura elettronica. Per le associazioni di categoria e per i professionisti il compito è di favorire la dematerializzazione dei processi fornendo soluzioni ai propri associati e ai propri clienti. In effetti, questo sforzo avrebbe non pochi effetti positivi nell’attività che attualmente questi enti e soggetti svolgono per i propri assistiti. 

Infine le imprese e i contribuenti in genere dovrebbero sfruttare al meglio le possibilità che derivano dall’utilizzo della tecnologia e dovrebbero fare degli sforzi concreti non solo per adottare la fattura elettronica, ma anche per gestire in modo automatico l’intero ciclo attivo e passivo di fatturazione

Fonte: Il sole 24 ORE

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L’ARTE diventa smart con le applicazioni IOT

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 06 ottobre 2017

 

IL PROGETTO DI ILLUMINAZIONE IOT DELLA CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI RIESCE AD ADATTARE LA LUCE ARTIFICIALE A QUELLA NATURALE, MIGLIORANDO PERCEZIONE E FRUIZIONE DELL’OPERA.

Gli affreschi di Giotto come non si sono mai visti, grazie a un intervento di “restauro percettivo”, con illuminazione IoT che, oltre a valorizzare uno dei fiori all’occhiello del patrimonio artistico italiano, garantisce all’impianto della Cappella degli Scrovegni una maggiore efficienza energetica, grazie a tecnologia LED e Internet of Things. Dopo l’intervento di riqualificazione dedicato all’Ultima Cena di Leonardo Da Vinci, nel 2015, viene presentata, per l’impianto di illuminazione IoT della Cappella degli Scrovegni di Padova, una pionieristica applicazione di luce intelligente espressamente pensata per il settore dei beni culturali. 

Il progetto, realizzato con la supervisione della Commissione Scientifica Interdisciplinare per la conservazione e gestione della Cappella degli Scrovegni, in partnership con la Sezione di Fotometria dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, consentirà una fruizione più emozionale, veritiera e “immersiva” delle magie cromatiche del maestro toscano.

Illuminazione IoT nell’integrazione tra LED, sensori e innovative applicazioni

Il nuovo sistema di illuminazione IoT consente l’operazione di  “restauro percettivo” grazie all’integrazione di apparecchi a LED, sensori ambientali e applicazioni software su protocollo internet.

Nella prima fase, i sensori realizzati su misura per la Cappella degli Scrovegni misureranno le variazioni della luce naturale; i dati raccolti permetteranno quindi di attivare, nella seconda fase, attraverso uno specifico algoritmo, un sistema dinamico di luce intelligente, in grado di adattare la luce artificiale al modificarsi delle condizioni ambientali.

La luce ottenuta interagirà quindi dinamicamente con la luce naturale, autoregolandosi in temperatura colore e intensità fino al raggiungimento dei valori necessari a garantire, sempre, la migliore percezione possibile delle opere.

L’impianto garantirà inoltre un risparmio energetico del 60% rispetto al precedente sistema di illuminazione. L’installazione degli apparecchi Palco COB e Laser Blade, adattati alle caratteristiche architettoniche del sito, garantisce una migliore percezione cromatica degli affreschi, in particolare per le tonalità calde (giallo,arancio,rosso), esaltando le aureole e le dorature all’interno.

L’impianto di illuminazione a LED migliora anche le condizioni conservative, azzerando le emissioni UV e IR, sempre dannose per i cicli pittorici. La tecnologia Tunable White consente inoltre di regolare la tonalità di luce bianca in modo dinamico al variare dell’intensità della luce naturale, assicurando, nella seconda fase, la migliore percezione degli affreschi in tutti i momenti della giornata.

La distribuzione asimmetrica delle sei finestre all’interno della Cappella degli Scrovegni, concentrate sulla facciata sud, produce una diffusione non uniforme della luce naturale: la parete finestrata risulta infatti meno illuminata della parete di fronte, generando un costante cambiamento degli equilibri visivi e un effetto di controluce sugli osservatori.

Grazie al nuovo impianto di illuminazione IoT, le variazioni di luce saranno rilevate e trasmesse al sistema di controllo, che agirà sugli apparecchi, migliorando la fruizione degli affreschi. Il sistema intelligente opera su protocollo internet, scalato per nodi sensori e compatibile con la rete internet globale. Ciascun nodo sensore è quindi raggiungibile da remoto per visualizzare i dati misurati o modificare le impostazioni, a vantaggio delle opere e degli amanti dell’arte.

Fonte: http://www.iotitaly.net 

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Rapporto Clusit 2017 sulla sicurezza informatica in Italia

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 02 ottobre 2017

 

Il Rapporto Clusit 2017 sulla sicurezza ICT in Italia è frutto del lavoro di un centinaio di esperti e della collaborazione di un gran numero di soggetti pubblici e privati, che hanno condiviso con Clusit informazioni e dati di prima mano e le proprie esperienze sul campo. Inizia con una panoramica degli eventi di cyber-crime e incidenti informatici più significativi degli ultimi dodici mesi. Si tratta di un quadro estremamente aggiornato della situazione globale, con particolare attenzione all’Italia.

Ci siamo avvalsi anche quest’anno dei dati relativi agli attacchi rilevati dal Security Operations Center (SOC) di FASTWEB, che ha analizzato la situazione italiana sulla base di oltre 16 milioni di eventi di sicurezza (circa il doppio dell’anno scorso).

L’analisi degli attacchi è poi completata da un contributo tecnico di grande interesse: il “Rapporto 2016 sullo stato di Internet ed analisi globale degli attacchi DDoS e applicativi Web”, a cura di Akamai.

Seguono le rilevazioni e segnalazioni del CERT-PA.

Anche in questa edizione del rapporto, troviamo un’analisi del mercato italiano della sicurezza IT, realizzata appositamente da IDC Italia.

Tra le novità del Rapporto Clusit 2017, l’inserimento di tre capitoli dedicati a dei settori di particolare rilevanza per la sicurezza ICT in Italia: FinancePubblica AmministrazioneSanità.

Lo Speciale FINANCE si compone di 4 contributi: “Alcuni elementi sul Cyber-crime nel settore finanziario in Europa”, a cura di IBM; “Analisi del Cyber-crime in Italia in ambito finanziario” a cura di Reply Communication Valley; “Blackmarket – Scenario e focus sul carding in Italia” a cura di Lutech; “Cyber Risk e Cyber Insurance” a cura di Margas.

Lo Speciale PA è composto da 3 contributi: “La sicurezza informatica nella Pubblica Amministrazione: che anno è stato il 2016 e cosa ci si aspetta per il 2017”, a cura di Garibaldi Conte; “Monitoraggio e analisi degli eventi di sicurezza nella PA: il case study di Regione Emilia Romagna“, a cura di Roberto Obialero e Fabio Bucciarelli; “SPID: stato attuale e sviluppi futuri”, a cura di Luca Bechelli e Claudio Telmon.

Lo Speciale SANITÀ ha 3 contributi: “Sicurezza e Privacy in Sanità”, a cura di Claudio Caccia; “Sicurezza in Sanità, bisogni ed opportunità (Leggi, consolidamento e cose concrete da fare senza budget econ poche risorse)”, a cura di Alessandro Vallega; “Dati sanitari protetti (PHI): una nuova miniera d’oro per i cyber criminali”, a cura di Verizon.

Segue una sezione dedicata all’Evoluzione delle normative europee, con 5 contributi: “Evoluzione delle normative europee sulla Cyber-Security”, a cura di Hewlett & Packard Enterprise; “GDPR – Cosa fare ora”, a cura di Sergio Fumagalli; “Survey sul nuovo Regolamento Europeo sulla Privacy”, a cura della Fondazione Global Cyber Security Center ed Europrivacy; “Introduzione alla PSD2 e suoi obiettivi”, a cura di Enrico Luigi Toso; “Compliance eIDAS”, a cura di Andrea Caccia.

Questi sono i temi trattati nella sezione FOCUS ON: “Ransomware: un flagello che prende di mira privati e aziende” (a cura di CISCO); “Attacchi e difese sulle infrastrutture Private e Hybrid Cloud” (a cura di Microsoft); “Cyber Risk Management” (a cura di Obiectivo Technology); “Le sfide relative ai captatori informatici, tra proposte legislative e rischi di sicurezza” (a cura di Francesca Bosco e Giuseppe Vaciago); “Il voto elettronico: potenzialità e rischi lungo la strada della democrazia elettronica” (a cura di Federica Bertoni e Claudio Telmon).

Presentiamo infine i risultati di una Survey realizzata dagli Osservatori del Politecnico di Milano: “Rilevanza strategica e diffusione delle principali aree di Information Security nelle aziende italiane”.

 

Puoi chiedere di ricevere per email il Rapporto Clusit 2017, scrivendo a rapporti@clusit.it e precisando: nome, cognome e azienda di appartenenza (e/o professione).

Fonte: https://clusit.it/rapporto-clusit/

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Gartner: Smart Home e Smart Building guidano l’adozione dell’IoT in ambito Smart CIty

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 26 settembre 2017

 

Oltre all’analisi puntuale dello sviluppo del mercato dei dispositivi IoT, suddivisi in base ai loro mercati di destinazione, consumer oppure business, c’è un’ulteriore analisi che Gartner propone in relazione al mercato dell’Internet delle Cose e che ripropone in questi giorni, in occasione dell’edizione 2017 di IFA, per evidenziare il motivo per cui alcune tecnologie trovano così ampio spazio nella manifestazione di Berlino: le smart city.
Nel periodo 2016-2020 anche questo settore conoscerà una crescita esponenziale della base installata, destinata a passare da 1,7 miliardi di oggetti connessi a 7,2 miliardi a fine 2020.
Una crescita importante, evidentemente non omogenea tra tutti gli ambiti di applicazione in cui questo comparto si ripartisce.

Tre sono i segmenti che trainano lo sviluppo dell’IoT nelle smart city: la Smart Home, gli Smart Building e le utility.
Analizzando le tendenze tracciate da Gartner, appare evidente la crescita della curva di adozione probabilmente spinta da un lato dal downpricing, dall’altro da una maggiore confidenza con la tecnologia stessa.

Smart City: 7,2 miliardi di oggetti connessi entro il 2020

Così, se nel 2016 ancora si parlava di 350 milioni di oggetti connessi in ambito smart home, già quest’anno le attese parlano di quasi 632 milioni e via a salire per superare il miliardo il prossimo anno e sfiorare i tre miliardi a fine 2020.
Similmente, il fronte smart building aveva un buon vantaggio, in termini di adozione, nel 2016, con 530 milioni di oggetti connessi. Cosa non strana, se si pensa ad applicazioni quali i sensori di presenza, i sistemi di rilevamento fumi o quelli di regolazione automatica di illuminazione o riscaldamento. La curca è comunque in importante ascesa, tanto che a fine 2017 per gli smart building si parla di 730 milioni di oggetti connessi, destinati a superare i 2,2 miliardi tra tre anni.

 

E veniamo alle utility. Lo smart metering non è una novità, giusto per parlare di una delle applicazioni più diffuse, dunque non c’è da stupirsi che lo scorso anno si parlasse di 426 milioni di oggetti connessi in questo ambito. La rampa, qui, è però più gradle: si passa a 542 milioni a fine 2017, mentre il passaggio del miliardo di oggetti è da attendersi per il 2020.
Il quarto settore, in termini di adozione, è quello dei trasporti, che lo scorso anno partiva da una base comunque interessante di 304 milioni di oggetti, destinati a diventare 665 milioni a fine 2020.
Più modeste le cifre in termini assoluti, sebbene interessanti i tassi di crescita per gli altri comparti: l’healthcare, che passa a 44,8 a 33,4 milioni di oggetti nel quadriennio in esame e i servizi pubblici (da 112 a 266 milioni).

Il totale vede comunque il passaggio da 1,7 a 7,2 miliardi di oggetti connessi nelle smart city nel periodo 2016-2020.

Fonte: http://www.internet4things.it

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