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Alcuni errori da non commettere nei progetti IoT

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 20 giugno 2017

Può sembrare strano,
ma un progetto IoT è apparentemente facile da realizzare.

 Apparentemente.

In effetti esistono decine di prodotti di mercato, soluzioni chiavi in mano e persino kit di sviluppo che permettono di fare tutto in casa.

Per certi versi la situazione mi ricorda quanto successo nei primi anni ’90 quando Microsoft pubblicò Visual Basic. In moltissime aziende si iniziò a realizzare in casa piccoli applicativi che poi nel tempo sono diventati dei mostri ingestibili e soprattutto legati a doppio filo con il loro realizzatore che divenne una risorsa strategica per le incaute aziende.

In questa nuova ondata di sviluppo tecnologico, sostenuta da slogan attrattivi come “l’industry 4.0” si sta verificando la stessa situazione:

  • C’è chi compra schede Arduino e sperimenta la raccolta di dati da macchinari ed impianti.
  • C’è chi si improvvisa sviluppatore e progetta database multi dimensionali.
  • C’è chi compra soluzioni chiavi in mano verticali e pensa di aver ottenuto un ottimo risultato ma in poco tempo scopre che la soluzione non scala e non è adeguata alle crescenti esigenze.

C’è poi, e questa tipologia di aziende è la più curiosa, chi non volendo o sapendo orientarsi chiede a terze parti di avere determinati prodotti, evoluti secondo le regole dell’industry 4.0, ma pretende di “ricevere i dati” sui loro sistemi ERP. Evidentemente è l’unico ambiente dove la direzione ritiene di avere una discreta capacità di controllo. Tuttavia ciò costringe fornitori che fino al giorno prima, ad esempio lavoravano la plastica o producevano trapani, ad improvvisarsi esperti di IoT.

La sicurezza dei dati ovviamente è un tema a parte, totalmente ignorato.

Nulla di tutto ciò ha un senso.

La forza dell’IoT, non mi stancherò mai di ripeterlo, sta nella capacità di correlare i dati raccolti e generare eventi decisionali.

Questo significa che:

  • Non importa quale tecnologia si sceglie, l’importante che fornisca i dati in modo affidabile. Il significa che un progetto IoT deve eventualmente adottare più di una tecnologia in parallelo per soddisfare al meglio gli ambiti specifici della raccolta dati.
  • Il rapporto tra applicazione e dato deve essere minimo. Se un dato è leggibile solo da una specifica applicazione significa che non può essere correlato con altri dati. E’ quindi opportuno che il dato venga normalizzato e archiviato prima di essere reso disponibile all’applicazione.
  • Il dato deve essere neutro rispetto alle applicazioni per permettere a più funzioni aziendali di farne uso. Se no torniamo agli anni ’90 dove lo stesso dato veniva raccolto tre volte per soddisfare le esigenze di tre distinte funzioni operative.

Tutto ciò è facile a dirsi ma non sembra affatto facile da far capire. Infatti continuo a vedere aziende che comprano pacchetti verticali chiusi e già obsoleti o investono in soluzioni “proprietarie”. Direi soldi buttati via.

Il mio modesto consiglio è quello di scegliere una piattaforma il più flessibile ampiamente applicabile affinché sia sempre possibile estenderne le capacità e soprattutto, limiti lo sforzo di sviluppo delle applicazioni di visualizzazione.

Evitare errori banali e ridicoli … si può.

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Oppure si possono mettere delle pezze e andare avanti come hanno fatto questi simpatici pompieri.

Stefano Della Valle, VP Marketing & Sales iNebula 

Scopri iNebula Connect per governare l’Internet of Things.

 

 

Velocità e collaborazione il digitale rivoluziona l’ICT

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 07 giugno 2017

La trasformazione digitale dell’ICT arriva finalmente anche in Italia.
iNebula del Gruppo Itway fa parte delle aziende del panorama italiano protagoniste di questa rivoluzione.  

Stefano Della Valle, VP Marketing & Sales risponde alla domanda di AUTOMAZIONE OGGI  sulla compatibilità, integrazione tra sistemi e piattaforme, apertura dei sistemi operativi, sicurezza e protezione delle informazioni… Quali sfide e criticità comporta la trasformazione digitale e come si possono affrontare?

Dopo una prima trasformazione digitale delle aziende manifatturiere, iniziata a fine Anni Novanta (con la digitalizzazione dei cataloghi, l’eliminazione di tecnigrafi e stampe litografiche, sostituiti da strumenti CAD e stampanti laser) oggi è la volta di digitalizzare l’intero processo di business: un’opportunità, per le piccole e medie imprese di cui è ricca l’Italia, di strutturarsi per offrire ai mercati prodotti “custom” in piccola serie e competere con aziende internazionali, non a livello di prezzo ma di qualità e contenuto innovativo. Sul tema delle tecnologie richieste serve evidenziare che la “i” di IoT non sta per Internet, ma per Intelligenza. Intelligenza delle cose.

Per noi di iNebula esistono delle soluzioni e da anni stiamo cercando di portale sul mercato come risposta ai problemi di compatibilità, integrazione fra sistemi e piattaforme, apertura dei sistemi operativi, sicurezza e protezione delle informazioni, sono le soluzioni verticali. Un esempio è il sistema antincendio industriale. In questo settore specifico grandi aziende hanno raggiunto notevoli livelli di sofisticazione, con sensoristica molto efficiente, facile da installare, affidabile, con attuatori in grado di attivare contromisure e una centrale di raccolta dati che è in grado di segnalare l’evento a operatori umani. Per contro si tratta di una soluzione chiusa, che fornisce poche informazioni attraverso segnali digitali abbastanza limitati. Ma, se ipotizziamo di dover governare la sicurezza fisica di un grande impianto produttivo, il solo impianto di antincendio non basta. Dovremo disporre di un sistema di controllo perimetrale per essere allertati se qualcosa o qualcuno cerca di entrare in modo irregolare nel nostro impianto, dovremo disporre di un sistema di videosorveglianza, di controllo accessi, sia per le persone che per IoT e altro ancora.

Occorre una visione integrata di tutte le informazioni, pena l’incapacità di governare fenomeni più complessi di un banale falso allarme: se viene segnalato un incendio e il controllo degli allarmi perimetrali non viene sorvegliato, perché il personale è impegnato a verificare l’allarme, qualcuno potrebbe entrare inosservato, come da copione standard di molti film di Hollywood. L’approccio corretto non è quello di dotarsi di tante soluzioni verticali perfette per affrontare temi specifici, ma affrontare il problema attraverso una “piattaforma IoT”. 
Una piattaforma IoT è un sistema articolato in grado di governare in modo efficiente, una serie di tematiche, comuni a ogni soluzione verticale e che inclusa le seguenti caratteristiche:

·     Attivazione dei dispositivi in modalità versatile

·     Connettività sicura dei dispositivi sia wireless sia non wireless, con installazioni anche nelle reti remote

·     Monitoraggio costante dei dispositivi

·     Aggiornamento automatico e in modo massivo del software dei dispositivi e dei certificati di sicurezza

·     Raccolta puntuale dei dati con integrazione nelle varie piattaforme

·     Strumenti di data modeling per accedere ai dati indipendentemente dal dispositivo di origine

·     Correlazione dei dati per fornire strumenti che descrivano gli “eventi significativi” e producano allarmi, messaggi SMS o twitter

·     Gestione e profilazione di utenti e applicativi a cui vengono garantite determinate funzionalità

·     Automonitoraggio per controllare costantemente lo stato operativo delle sue componenti funzionali

COSA FARE: Le imprese dovranno avvalersi di un sytem integrator innovativo che a sua volta dovrà evitare di vedere il cliente come l’utilizzatore finale delle proprie expertise, ma guardare all’anello successivo della catena del valore in una logica che si può definire B2B2C: business to business to consumer. È fondamentale approcciare l’evoluzione innovativa con uno sguardo al reale beneficiario finale. Solo in questo modo si potranno modulare costi, vantaggi, progetti a breve e lungo termine, per permettere alla PMI di essere per molto tempo efficaci sul loro mercato e quindi condividere un risultato positivo e in progressiva crescita. Uno dei punti fondamentali è ovviamente la scelta della piattaforma. Qui nuovamente occorre abbandonare le logiche di affiliazione a brand storici che sanno certamente comunicare, ma non sono rapidi nell’evolvere tanto quanto deve essere rapido il cliente. Quasi scontato, ma meglio ribadirlo, la piattaforma IoT scelta deve essere “cloud”. Ibrido, privato o pubblico, poco importa. Quello che conta è che deve garantire crescita rapida e costi lineari a vantaggi forniti. Un pensiero anche ai grandi service provider che oggi preferiscono vendere “pacchetti” al posto di vendere “soluzioni”. È evidente il salto generazionale che si sta concretizzando: l’opportunità di far proprie le soluzioni commerciali di chi come iNebula (www.inebula.it) offre una potentissima piattaforma. Ogni immobilismo e semplificazione al contrario sono da considerarsi pericolose.

 

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Fonte: http://automazione-plus.it/rivista/automazione-oggi/

 

Le quattro caratteristiche chiave di un’azienda digitale

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 09 maggio 2017

iNebula è l’interlocutore più adatto per accompagnarti sulla strada della digitalizzazione attraverso i suoi servizi di Process Governance, Sicurezza e i progetti IOT. 

In tutti i settori le aziende “tradizionali” stanno affrontando o si accingono ad affrontare un percorso di trasformazione digitale. Un percorso che non può però limitarsi semplicemente alla “digitalizzazione” dei processi esistenti e o a portare online il vecchio modello di business. I cambiamenti indotti dal digitale nella società, nei comportamenti d’acquisto, nei modelli competitivi, richiedono alle aziende di ripensare e innovare in maniera sostanziale i propri modelli di business. A prescindere dalle specificità settoriali in cui le aziende operano, osservando i leader di questa nuova era industriale emergono alcuni tratti ricorrenti sulle caratteristiche essenziali di un’azienda digitale. 09

1) Centrata sui “dati” (Datacentric)
Operare in un mondo digitale significa produrre e consumare una mole enorme di dati. Diventa quindi fondamentale la capacità di utilizzare questi dati per migliorare, ripensare e innovare il proprio modello di business. Prendiamo il caso di Amazon. L’azienda è passata nel tempo da essere un puro retailer online a una delle più grandi compagnie Big Data al mondo. Questi gli step principali della sua evoluzione:
a) Offrire un catalogo online 10 volte più grande del più grande distributore fisico, al 10% in meno.
b) Creare una community di blogger e acquirenti per valutare i prodotti offerti; i dati generati da questo network “collaborativo”, insieme ai dati di comportamento dell’utente (per esempio: andamento storico degli acquisti; interrogazioni sulla piattaforma; modalità di interazione sul sito) permettono un livello elevatissimo di personalizzazione nel suggerire i prodotti e i bundle di offerta, con il risultato di migliorare in maniera drammatica il cross e up-selling in fase di acquisto.
c) Utilizzare i dati generati dalla piattaforma per offrire il miglior livello di customer care al mondo: in qualunque modo un cliente richieda assistenza (telefono, chat, email …) gli operatori Amazon hanno sempre immediatamente a disposizione tutte le informazioni rilevanti sul cliente e accesso all’enorme knowledge base aziendale, per dare risposte precise e puntuali nonostante l’eterogeneità della propria offerta.
d) Aprire i propri servizi e gli algoritmi di big data alle aziende, attraverso:
AWS, il più grande servizio di cloud computing e storage online al mondo; L’apertura della piattaforma e-commerce ai piccoli distributori, offrendo servizi non solo di logistica ma anche di analisi dei bisogni e dei comportamenti della clientela.

Un esempio di player “tradizionale” che sta scommettendo su questa transizione è Ford. Prima ha utilizzato i modelli di analisi big-data per migliorare la gestione della supply chain, poi per disegnare i nuovi modelli di auto, ora per reinventare il proprio modello di business. Nelle ultime presentazioni agli analisti il top management ha infatti chiaramente delineato un futuro per Ford basato su mobility e connectivity (anche in partnership con player come Amazon).

Avvertenza: la trappola in cui si può cadere è quella di avere troppi dati, investire nelle infrastrutture e nelle tecnologie digitali, per poi affidarsi come sempre all’esperienza “passata” per guidare l’azienda. Un player digitale deve essere capace di prendere decisioni manageriali sulla base delle evidenze mostrate da questi dati, anche quando queste vanno contro il “paradigma” corrente/ accettato e comportano un certo livello di rischio.

2) Il cliente al centro (Customer centric)
Nel mondo digitale il cliente si è abituato ad un nuovo livello di servizio. Tutto, subito, al miglior prezzo. Sempre e ovunque. E per giunta disegnato su misura.
Per competere su questo segmento crescente di clientela – oggi in Italia forse ancora limitato ad alcune aree demografiche e geografiche, ma che a tendere rappresenterà la maggioranza dei consumatori – è necessario concentrarsi sui suoi bisogni e su come offrirgli la migliore esperienza e livello servizio. La logica di prodotto e di prezzo non è più sufficiente, è data per scontata. E questo è vero per tutti i settori e mercati. Alla fine il consumatore è sempre lo stesso individuo, che compri un libro online, un’assicurazione RCA, un viaggio al mare o una nuova lavatrice.

Le grandi aziende del 21° secolo si concentrano quindi in maniera maniacale sul cliente. Amazon, già citata sopra, è un esempio di eccellenza lato customer care. La tanto discussa Uber, senza entrare nel merito delle accese discussioni in corso in tutto il mondo circa il suo modello di business, è comunque senza dubbio una best practice in termini di customer experience. Cosa differenzia infatti Uber dagli altri servizi di taxi o di ncc? La qualità della sua user experience, che si può riassumere in:
a) Velocità: l’app mostra quanti “drivers” sono in zona e dà una stima precisa del tempo di arrivo;  il cliente digitale non vuole perdere tempo.
b) Informazione: il sistema di rating consente all’utente di scegliere l’autista e, una volta richiesto il servizio, di seguire in tempo reale la posizione del veicolo;  il cliente digitale non vuole sorprese.
c) Praticità: pagamenti via account, senza bisogno di ricordarsi di prelevare il contante necessario alla corsa o sperare di poter usare la carta di credito;  il cliente digitale odia pagare alla vecchia maniera. Uber ha preso un servizio tradizionale e lo ha ridisegnato in logica “mobile-first” attorno alle esigenze del cliente, per un’esperienza senza compromessi.

Un esempio di player tradizionale che sta modificando il proprio business model attorno al cliente? Nike. Direttamente dalla voce del Ceo, Mark Parker: «Il digitale ci permette di approfondire la relazione che abbiamo avviato con i consumatori rendendola ancor più su misura rispetto ai loro bisogni». Quel che ne discende è non più solo articoli e negozi sportivi, ma un intero ecosistema digitale (Nike+) costruito intorno all’atleta, rafforzato anche dalla partnership con Apple, che permette a Nike di dialogare e interagire direttamente con il cliente. In molti settori la logica di “prodotto” è ancora dominante. Il cliente è un’entità lontana e spesso poco conosciuta. Per abilitare la transizione verso un modello cliente centrico servono certamente i dati e i modelli di analisi (vedi il punto 1) ma soprattutto uno straordinario shift culturale da parte dell’intera azienda, a partire dal top management fino all’ultimo dipendente.

3) Innovativa
Il livello di innovazione al giorno d’oggi sta vivendo un’accelerazione mai vista, spinta dalle tecnologie digitali. La velocità, unità all’ampiezza e eterogeneità degli ambiti e competenze in cui quest’innovazione avviene rendono ormai insufficiente il vecchio approccio aziendale: con centri di R&D interni, al massimo con qualche collaborazione universitaria. Basta navigare per un po’ su crunchbase, la bibbia online sull’innovazione e le operazioni di Venture Capital per osservare alcuni dati interessanti:
a ) Amazon ha effettuato 4 acquisizioni nel 2016 più 1 nel 2017;
b) Facebook ha effettuato 6 acquisizioni nel 2016;
c) Apple ha effettuato 8 acquisizioni nel 2016 più 1 nel 2017;
d) Google ha effettuato 17 acquisizioni nel 2016 più 1 nel 2017.
Tutti i grandi, non importa quanto sia forte il loro R&D interno, devono comprare innovazione da fuori, che siano tecnologie, brevetti o competenze. È un modello di “open innovation” ben noto nella Silicon Valley, ma che viene sempre più adottato anche in altri ambiti.

Un esempio? I grandi gruppi assicurativi Europei hanno costituito negli ultimi due anni fondi di VC specifici per investire nell’insurtech, le startup a forte contenuto tecnologico e digitale che operano nel mondo assicurativo. Tra questi citiamo Allianz, AXA, Aviva. Ovviamente non è sufficiente acquisire un’azienda per innovare. Il compito più complesso è ancora una volta quella manageriale. Internalizzare mantenendo vivo lo spirito originale che ha spinto l’innovazione, senza che questo venga assorbito e conformato dalla cultura dominante è una sfida complessa. Sfida resa ancora più difficile dai modelli organizzativi tradizionali a silo, che non facilitano certo il dialogo e l’innovazione orizzontale.

3) Innovativa
Il livello di innovazione al giorno d’oggi sta vivendo un’accelerazione mai vista, spinta dalle tecnologie digitali. La velocità, unità all’ampiezza e eterogeneità degli ambiti e competenze in cui quest’innovazione avviene rendono ormai insufficiente il vecchio approccio aziendale: con centri di R&D interni, al massimo con qualche collaborazione universitaria. Basta navigare per un po’ su crunchbase, la bibbia online sull’innovazione e le operazioni di Venture Capital per osservare alcuni dati interessanti:
a ) Amazon ha effettuato 4 acquisizioni nel 2016 più 1 nel 2017;
b) Facebook ha effettuato 6 acquisizioni nel 2016;
c) Apple ha effettuato 8 acquisizioni nel 2016 più 1 nel 2017;
d) Google ha effettuato 17 acquisizioni nel 2016 più 1 nel 2017.
Tutti i grandi, non importa quanto sia forte il loro R&D interno, devono comprare innovazione da fuori, che siano tecnologie, brevetti o competenze. È un modello di “open innovation” ben noto nella Silicon Valley, ma che viene sempre più adottato anche in altri ambiti.

Un esempio? I grandi gruppi assicurativi Europei hanno costituito negli ultimi due anni fondi di VC specifici per investire nell’insurtech, le startup a forte contenuto tecnologico e digitale che operano nel mondo assicurativo. Tra questi citiamo Allianz, AXA, Aviva. Ovviamente non è sufficiente acquisire un’azienda per innovare. Il compito più complesso è ancora una volta quella manageriale. Internalizzare mantenendo vivo lo spirito originale che ha spinto l’innovazione, senza che questo venga assorbito e conformato dalla cultura dominante è una sfida complessa. Sfida resa ancora più difficile dai modelli organizzativi tradizionali a silo, che non facilitano certo il dialogo e l’innovazione orizzontale.

 

Fonte: www.ilsole24ore.com

Maggiori info sui servizi di Process Governance e fatturazione elettronica: iNebula Fattura PA  iNebula Fattura 24

COME COSTRUIRE UNA SOLIDA STRATEGIA PER LA SICUREZZA INFORMATICA IN AZIENDA

> pubblicato in Eventi
> il 02 maggio 2017

EVENTO FORMATIVO

COME COSTRUIRE UNA SOLIDA STRATEGIA PER LA SICUREZZA INFORMATICA IN AZIENDA

ASSOLOMBARDA | via Chiaravalle, 8 20122 MILANO | 31 MAGGIO dalle ore 15 alle 18

 

GRAZIE ALLA COLLABORAZIONE CON CYNNY SPACE E RETELIT
iNebula nella sede di Assolombarda, organizza un evento per raccontare come l’integrazione di tecnologie e competenze sia necessaria per far fronte alle sfide sulla sicurezza. Tre gli ASSET fondamentali: Struttura FISICA – Struttura APPLICATIVA – PERSONE.

Saranno nostri ospiti:
ANDREA MARCHI – CEO e Fondatore Cynny Space
STEFANO DELLA VALLE – Executive VP Sales and Marketing iNebula
DAVIDE TAMMARO – Cloud Development Manager Retelit

 

AGENDA
15.00 – 18.00 Come costruire una SOLIDA strategia per la Sicurezza informatica in Azienda

Andrea Marchi, La tecnologia Cynny Space: cloud object storage basato su tecnologia ARM®, ossia adotta il microserver più piccolo al mondo.
Davide Tammaro, La scelta del partner di riferimento per lo sviluppo di innovative soluzioni di Hybrid-Cloud.
Stefano Della Valle, L’evoluzione di iNebula nella sicurezza.

 

iNebula SAFE SPACE: servizio di Cloud Object Storage innovativo – integrazione verso il futuro della sicurezza.

  • Miglioramento della parte di object storage attraverso lo sviluppo di una piattaforma hardware-software più efficiente ed un servizio personalizzato.
  • Visione green: abbiamo scelto di utilizzare Microserver, così piccoli ed efficienti, che consumano molto meno e riducono il riscaldamento generato dai dati.
  • I dati sono salvati, protetti e conservati su sistemi di storage localizzati in Italia altamente performanti e sicuri, controllati H24x365 da personale italiano certificato che compone i nostri 2 NOC/SOC – Centri di Sicurezza.

ISCRIVITI GRATUITAMENTE ALL’EVENTO

iNebula amplia l’offerta IOT per le Smart City

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 19 aprile 2017

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La soluzione

iNebula sta presentando la nuova soluzione per le Smart City basata su tecnologie Cloud Connected  e reti a bassa potenza ed ampio raggio che permettono di innovare radicalmente i servizi al cittadino, nel settore della mobilità, creando la base per una città intelligente.

iNebula offre come servizio una piattaforma distribuita e sicura pensata per supportare «smart object», raccogliere i dati, archiviarli e distribuirli in modo intelligente. Grazie al supporto di molti differenti oggetti a basso consumo Wide Area Network, la piattaforma iNebula Connect è in grado di supportare qualsiasi progetto Smart City. Centinaia di sensori e attuatori sono disponibili per misurare e raccogliere le informazioni necessarie al miglioramento per la vita su strada, come i parcheggi, la sicurezza e la mobilità.

L’integrazione di più tecnologie  crea una formidabile piattaforma per innovativi servizi che parlano direttamente al cittadino, facilitando la vita quotidiana e razionalizzando i processi del settore pubblico. In tempo reale le informazioni raccolte possono essere utilizzate per una risposta immediata ad eventi critici e possono aumentare l’efficienza dell’organizzazione umana.

In seguito, i dati memorizzati possono essere analizzati per dialogare direttamente con gli utenti attraverso la APP su smartphone. La APP consente di pagare il pedaggio previsto per la sosta, in un’ottica di smart parking, mostra inoltre in tempo reale gli spazi di parcheggio che sono ancora liberi nelle vicinanze e  informa il cittadino su problematiche di mobilità e/o disservizi, qualità dell’aria, meteo, controllo del traffico e contatto diretto con il soccorso.

La caratteristica distintiva di questa APP è che integra sia i dati provenienti dalla “Smart City” sia i dati provenienti dalla propria casa. Le informazioni provenienti dai sensori di casa (videosorveglianza – elettrodomestici – animali domestici) possono essere visualizzati in mobilità grazie alla APP che integra le varie tecnologie e analizza i Big Data.

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Le imprese italiane utilizzano la e-fattura più della media UE: e tu? vuoi risparmiare?

> pubblicato in News, Rassegna Stampa
> il 10 aprile 2017

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iNebula propone i servizi Fattura PA e Fattura 24 per la trasformazione digitale di aziende e PA.

Oltre 50 milioni di fatture elettroniche emesse e 900mila imprese in campo per un beneficio stimabile in 1,5 miliardi di risparmi per Pubblica amministrazione e aziende fornitrici. Chi crede che lo scambio telematico dei documenti fiscali abbia un peso relativo nella trasformazione digitale del Paese si sbaglia di grosso. Non è mai abbastanza sufficiente ripetere quanto l’evoluzione 2.0 debba concretizzarsi in un processo organico, mandando definitivamente in soffitta la logica a silos che sul fronte digitale e non solo ci ha fatto accumulare un notevole ritardo competitivo. E la fatturazione elettronica costituisce oggi un innesco strategico della trasformazione digitale di PA e aziende.

La e-fattura nasce da un progetto dell’Agenda digitale italiana che riveste un ruolo significativo nel contesto del monitoraggio e del controllo della spesa pubblica. Le fatture emesse verso la PA nel nostro Paese sono dal 31 marzo 2015 tutte esclusivamente elettroniche per obbligo di legge. Dallo scorso 1° gennaio di quest’anno la possibilità di scambio telematico, che avviene tramite il Sistema di Interscambio gestito dall’Agenzia delle Entrate e sviluppato da Sogei, è stata aperta anche al B2B. In questo caso non c’è un obbligo: l’utilizzo è facoltativo.
Gli ultimi dati forniti dalla società in house rivelano che le imprese che stanno utilizzando la fatturazione elettronica sono oggi circa 900mila e che il sistema di interscambio gestisce un volume di oltre 50 milioni di fatture ricevute e trasmesse. Il Digital Economy and Society Index dell’Unione Europea aggiunge che la percentuale di imprese nostrane che utilizzano la fatturazione elettronica sul totale è del 30%, superiore alla media Ue (18%).   

Secondo i dati dell’ultimo Osservatorio Fatturazione elettronica ed e-commerce B2B del Politecnico di Milano, il beneficio di passare da un processo tradizionale basato su carta alla fatturazione elettronica verso la PA, per aziende che producono e ricevono un volume superiore alle 3mila fatture annue, si assesta tra i 7,5 e gli 11,5 euro per singolo documento. Questo beneficio è la somma dei risparmi legati all’impiego di manodopera per attività di stampa e imbustamento, gestione della relazione con il cliente e conservazione documentale. Ma i vantaggi, spiegano gli esperti del Polimi, sono anche per chi gestisce volumi inferiori. La stima del vantaggio complessivo, che non include gli effetti della e-fattura B2B partita da poco, si attesta sugli 1,5 miliardi, di cui il 66% per il pubblico e la parte restante per il privato.

Aumento della produttività delle imprese, scalabilità delle infrastrutture della PA, monitoraggio della spesa pubblica, riduzione dei tempi di pagamento e contenimento dell’evasione fiscale sono alcuni dei vantaggi derivanti dal decollo della fatturazione elettronica in Italia. Ma bisogna citare anche gli effetti positivi in termini di miglioramento della gestione strategica della macchina burocratica e, allargando un po’ lo sguardo, di maggiore attrattività del Sistema Paese. Non è un caso che la digitalizzazione delle fatture sia uno dei pilastri dell’Agenda digitale italiana. Per spingere i privati ad usare la fattura elettronica il governo ha studiato un particolare sistema incentivante, fatto di crediti d’imposta e di altri strumenti, a tutto vantaggio delle imprese.

«La fatturazione elettronica merita attenzioni serie e continue nel tempo, che devono accompagnarne e stimolarne la diffusione pervasiva in imprese e PA attraverso modelli corretti di adozione, che spazzino via ingarbugliati processi ibridi cartacei-digitali e mirino con continuità alla semplificazione», sottolinea l’esperto di P4I, autore di un vademecum ad hoc su questo tema. «Una soluzione imperfetta è comunque nettamente migliorativa rispetto a quanto si è soliti fare con la carta o con modelli che prevedono la gestione di informazioni non strutturate – conclude Catti – L’importante è attivarsi, ponendo al centro dell’attenzione non solo i processi interni, ma anche quelli B2B, per aggredire digitalmente i dati in fase di ingresso in azienda e uscita verso i partner di business, e ridurre così l’impatto dei flussi informativi non direttamente elaborabili».

Fonte: www.repubblica.it

Maggiori info sui servizi di Process Governance e fatturazione elettronica: iNebula Fattura PA  iNebula Fattura 24